Perchè realizzare un collettore che raccolga gli scarichi dei depuratori di Schio e Thiene e li trasferisca sul Bacchiglione, a nord di Vicenza?

di Francesco Bortolotto (*)

 

Il 7 novembre 2001 a Thiene, promosso dall'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale Bacchiglione, è stata presentata una ipotesi di intervento per salvaguardare l'area di ricarica delle falde acquifere a nord di Vicenza. Tali falde segnano un progressivo peggioramento. In particolare i cloruri, che in un non lontano passato erano presenti nella misura di circa 10 mg/l, ora in alcune zone sono saliti oltre i 20, segnalando un inquinamento crescente che va fermato. La proposta avanzata dal Presidente dell'AATO Bacchiglione è quella di riavviare un vecchio progetto, previsto dal Piano Regionale di Risanamento delle Acque della Regione Veneto, che prevedeva di portare gli scarichi provenienti dai depuratori di Thiene-Schio oltre la zona delle risorgive, by-passando il "Bosco di Dueville" per arrivare ad immettere i reflui depurati nel Bacchiglione in località Chiesa di Vivaro.

La proposta non solo è inefficace, ma è addirittura pericolosa. L'idea di salvaguardare la fascia di ricarica degli acquiferi dell'alta pianura veneta con dei collettori è vecchia di 14 anni, teneva conto di leggi nazionali oggi abrogate e non rispetta le leggi attuali.

Il Piano Regionale di Risanamento delle Acque della Regione Veneto (1988) prevedeva di realizzare in tutta la regione, a caro prezzo, una serie di collettori per trasportare gli scarichi dei depuratori siti a nord della linea delle risorgive, in modo da non disperderli nella fascia di ricarica delle falde. Insomma, anziché depurare in modo efficace gli scarichi, si proponeva di spostarli da un punto all'altro della regione. Tale modo di procedere non era in contrasto con la legge Merli, allora in vigore, ma costituisce una evidente violazione del decreto legislativo 152 del 1999, che prescrive il risanamento delle acque entro il 2012 e, nel frattempo, esclude in modo tassativo qualsiasi intervento che possa peggiorare la qualità attuale delle acque. Ora, è lecito nutrire molti dubbi sui benefici che dovrebbero derivare alle falde dalla realizzazione del collettore, ma non c'è dubbio che la qualità delle acque del Bacchiglione subirà un netto peggioramento.

Secondo un'indagine svolta dal comune di Chioggia, già adesso il Bacchiglione è il più inquinato tra i fiumi che sboccano in Adriatico o sulla laguna a sud di Venezia (Brenta, Adige, Bacchiglione e rami nord del Po), e questo principalmente a causa dell'incompleto trattamento dei reflui urbani (50% della popolazione) dei comuni di Padova e Vicenza. Un ulteriore aumento dell'inquinamento non appare sostenibile. Inoltre non sembra essere stato valutato il rischio insito nell'aumento di portata di un fiume che già nel novembre 2000 è tracimato a Vicenza, inondando alcuni quartieri.


Tracimazione del Bacchiglione a Vicenza, 24 novembre 2000

I dubbi sui benefici del collettore derivano dal fatto che buona parte degli scarichi dell'area non lo raggiungeranno mai, per due ragioni: o perché non raggiungono il depuratore per carenze delle reti di fognatura, o perché (soprattutto quando piove molto, cioè proprio quando avviene la ricarica delle falde) buona parte dei liquami in entrata ai depuratori viene scaricata nei corsi d'acqua senza alcun trattamento, per l'insufficiente capacità degli impianti. Inoltre il collettore non impedirebbe ai molti prodotti sparsi sui campi per uso agricolo di raggiungere le falde. Il Presidente del'AATO, Antonio Tonnellotto, ha voluto sottolineare che quello del collettore non è un progetto definito ma solo una ipotesi di lavoro aperta a tutti i suggerimenti che possano dare un contributo migliorativo.

Accogliamo con favore questa disponibilità ed avanziamo alcune proposte alternativa al collettore, ma che a differenza di questo rispettano la legge e sono effettivamente in grado di migliorare la qualità delle acque e dell'ambiente:
- Un progetto da attuare in collaborazione con le associazioni degli agricoltori per ridurre le quantità di prodotti chimici impiegati nelle coltivazioni. E' dimostrato che in questa direzione si possono ottenere ottimi risultati, molto si sta già facendo, ma moltissimo si deve ancora fare;
- Un intervento sugli allevamenti di tutta l'area, per adeguare i sistemi di raccolta e depurazione dei liquami zootecnici;
- Un intervento sui regolamenti di fognatura e sulle fabbriche della zona per ridurre l'inquinamento in entrata ai depuratori. Non è possibile che gli scarichi del depuratore di Schio-Thiene siano considerati "ampiamente rispettosi delle più rigida normativa di legge"(dichiarazione dell'Ing. Cornaviera, direttore di Astico-Acque) e che nel contempo si registri un peggioramento della qualità delle acque di falda (dott. Altissimo, direttore del Centro Idrico di Novoledo). Bisogna ridurre i limiti consentiti a chi scarica nel depuratore in modo da scaricare acque un po' meno inquinate.
- Destinare i finanziamenti previsti per il collettore alla realizzazione di interventi di fitodepurazione a valle dei depuratori. La fitodepurazione richiede di destinare vaste aree alla realizzazione di laghetti che potrebbero contribuire a ricaricare le falde ed è l'unica tecnica in grado di riportare i valori di inquinamento attuali sotto la soglia compatibile con la tutela di acque destinate all'uso potabile;
- Procedere con maggiore celerità nell'adeguamento delle reti di fognatura e depurazione, che oggi coprono solo una parte del territorio;
- Realizzare interventi di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e dei canali di irrigazione, in modo da rivitalizzare i corpi idrici migliorando la loro capacità di autodepurazione naturale. Va ricordato che già oggi, nonostante tutte le ingiurie subite, i corpi idrici provvedono, gratis, a depurare le acque ed in misura ben superiore a quanto fanno i depuratori degli AATO.
- Studiare le ragioni dell'inaridimento dei corsi d'acqua e mettere in atto progetti adeguati per far tornare le acque nei nostri fiumi.

L'attuale situazione di progressivo inquinamento delle falde e generale mancanza d'acqua nel vicentino è legata a cattiva gestione di una risorsa preziosa, destinata a diminuire sempre di più in futuro a causa di comportamenti irresponsabili, che vanno dall'aumento continuo delle emissioni di anidride carbonica all'eccesso dei prelievi e delle derivazioni per usi industriali e per l'irrigazione dei campi. Se vogliamo evitare che anche la nostra provincia sia raggiunta dalla desertificazione che ha già colpito altre aree del nostro paese, dobbiamo smettere di intubare ed inquinare le acque e cominciare a rispettarle per ciò che valgono.

(*) Francesco Bortolotto è docente di Chimica analitica e laboratorio all'ITIS "A. Rossi" di Vicenza. E' stato Consigliere Regionale del Veneto e Senatore, e si occupa da moltissimo tempo di problemi ambientali.