Darwin l'imprescindibile

Silvano Biondi (*)

Pensiamo si debba essere grati al Ministero dell'Istruzione per aver dato il via, nelle scorse settimane, a un nutrito dibattito sulla teoria dell'evoluzione: non ricordiamo, su tali tematiche, una simile quantità di interventi, nei quotidiani e negli altri media del nostro paese.

Ben pochi hanno messo in discussione la sostanza della teoria, proponendo un ritorno ad ipotesi creazioniste. E' comunque singolare osservare come le critiche che vengono mosse alle tesi darwiniste siano rimaste da un secolo e mezzo quasi invariate: classica e ricorrente, per esempio, è quella secondo la quale l'acquisizione parziale di un organo non ancora perfetto da parte di una specie non le arrecherebbe alcun vantaggio. Una struttura complessa come l'occhio dei vertebrati non avrebbe valore nei suoi stati incipienti. Analoghe argomentazioni accomunano gli ecclesiastici che contestavano Darwin sul finire dell'Ottocento, gli opuscoli delle sette religiose ultraconservatrici che troviamo nelle cassette delle lettere, le arringhe nei processi celebrati negli Stati Uniti agli insegnanti colpevoli di aver divulgato il verbo evoluzionista e gli interventi alla recente convention antidarwinista organizzata a Milano da un partito di governo.

In contrasto con questa significativa immobilità, il bersaglio è non solo mobile e vitale, ma anche capace di trasformarsi e di rigenerarsi. Le teorie di Darwin sono oggi assolutamente indispensabili per comprendere ed interpretare la realtà biologica, ed è possibile arricchirle ed estenderle alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.

Questo è, in estrema sintesi, il contenuto di un libro, pubblicato da poco e da poco tradotto in italiano, la cui lettura sarà preziosa per chi desideri approfondire seriamente la questione: si tratta di La struttura della teoria dell'evoluzione. L'autore, Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato, oltre che un valente paleontologo, un saggista ed un divulgatore senza pari nel campo delle scienze biologiche. Ha scritto una quantità incredibile di testi, saggi ed articoli, molti dei quali tradotti in italiano, trattando con eleganza ed efficacia i temi più vari nell'ambito della teoria dell'evoluzione.

La sua opera è, diversamente dalle precedenti, un vero trattato che affronta e definisce, in modo sistematico ed articolato, i principali temi toccati da Gould nel corso della sua carriera di studioso. Solo i primi capitoli sono dedicati all'illustrazione della teoria di Darwin: la maggior parte di questo ponderoso volume prende in considerazione i suoi esiti. E' consigliabile leggerlo in parallelo con un recente libro del più stretto collaboratore di Gould, Niles Eldredge: Ripensare Darwin; si potrà così avere una visione d'insieme della cosiddetta "evoluzione dell'evoluzionismo", arrivando a comprendere lo stato attuale del dibattito sulla questione.

Alla pubblicazione de L'origine delle specie (1859), la prima e fondamentale formulazione da parte di Darwin della sua teoria, seguì un periodo di intensa discussione, dovuta all'impatto che la dottrina aveva avuto con la società e l'ideologia dell'epoca. Il nucleo della teoria (la discendenza con variazioni e la selezione naturale) ricevette poi un nuovo impulso all'inizio del Novecento: i meccanismi che regolano la trasmissione dei caratteri da una generazione alla successiva erano, infatti, sconosciuti a Darwin; il suo contemporaneo, l'abate Gregor Mendel, aveva cominciato a svelarli, ma il lavoro del religioso moravo era rimasto ignoto alla scienza ufficiale. La riscoperta di Mendel e la nascita della genetica fornirono ulteriore forza alla teoria dell'evoluzione e portarono alla formulazione della "sintesi moderna", elaborata da Haldane, Dobzhansky e Julian Huxley intorno al 1940 e ripresa più tardi da Ernst Mayr.

I due punti della dottrina di Darwin su cui successivamente si è acceso il dibattito riguardano la velocità dei processi evolutivi e il livello di organizzazione sul quale essi agiscono.

Il "gradualismo" dei darwinisti ortodossi presume che la tendenza delle specie alla variazione si manifesti continuamente ed abbia come effetto una modificazione lenta ed incessante. Al contrario Gould ed Eldredge, con la loro teoria degli "equilibri punteggiati", massa a punto negli anni Settanta, ritengono che nella storia delle specie viventi si alternino lunghi periodi di stasi evolutiva e brevi momenti di intense modificazioni.

La contrapposizione più radicale è però quella che ha visto e tuttora vede schierati su fronti opposti gli "ultradarwinisti" e i "naturalisti". I primi, con a capo John Maynard Smith e soprattutto Richard Dawkins, il noto autore di Il gene egoista, considerano i geni i veri protagonisti dell'evoluzione. Secondo la loro prospettiva, gli organismi sarebbero solamente i veicoli utilizzati dalle strutture geniche allo scopo di perpetuarsi. Gould e Eldredge sono invece schierati con i secondi, a difesa del ruolo della specie, senza perdere di vista i meccanismi che regolano l'evoluzione a livelli di organizzazione più elevati della specie (macroevoluzione).

Alle dotte dispute citate vanno poi aggiunte altre impostazioni metodologiche in biologia che sono emerse più recentemente, influenzando in misura notevole i criteri della ricerca. Tra tutte, la "cladistica", intesa come procedimento tassonomico che tende a ricostruire le relazioni tra le categorie sistematiche in base all'analisi dei caratteri condivisi, e la "evo-devo biology", biologia dello sviluppo evolutivo, che si propone di interpretare le forme dei viventi in termini di genetica molecolare.

Tali diversi approcci alle scienze biologiche ovviamente determinano il costituirsi di scuole di pensiero e di gruppi di studiosi aventi comuni opinioni e comuni metodi di ricerca. Spesso ne hanno origine accese polemiche, duri scontri che durano decenni e provocano rivalità e risentimenti talvolta difficilmente ricomponibili.

Hanno quindi ragione i difensori delle scelte ministeriali, quando affermano che le teorie evolutive sono molte e contrapposte, e quella darwiniana è solamente una tra tante (e quindi si può legittimamente prescindere da essa)?

Certamente no. In realtà tutte le concezioni in ambito biologico che abbiamo elencato riconoscono la loro discendenza dal pensiero di Charles Darwin. La discussione, anche quando è serrata, riguarda le modalità dei meccanismi evolutivi e/o i livelli di organizzazione coinvolti (geni, individui, specie, popolazioni), mai la realtà del cambiamento e l'evidenza della variazione; si può sicuramente affermare che, nel campo delle scienze naturali, tutta la produzione scientifica successiva alla pubblicazione de L'origine delle specie ha dovuto (e deve) fare i conti con le tesi che vi sono esposte. La teoria dell'evoluzione, a partire dalle opere di Darwin, è un elemento irrinunciabile per la cultura, non solo scientifica, del nostro tempo e deve trovare posto nell'insegnamento scolastico, a partire dalla scuola primaria.


(*) Il prof. Silvano Biondi è docente di Scienze nella scuola media.