Stephen Jay Gould, il "tifoso" di Darwin
Fabio Fantini (*)
|
Forse non un ribelle nel senso proprio del termine, Stephen Jay Gould è certamente stato individuo poco incline all'ortodossia. Il piacere intellettuale che egli prova nel demolire luoghi comuni e pregiudizi inveterati traspare dai suoi scritti in modo così dirompente che non può non coinvolgere anche il lettore più compassato. La sua grande capacità affabulatoria e la sua sapiente tecnica di scrittura hanno ulteriormente contribuito a fare di Gould una delle più celebri figure di scienziato-divulgatore degli ultimi venti anni.
|
![]() |
| Causa e conseguenza della straordinaria
abilità divulgativa di Gould è stata la sua quasi venticinquennale
collaborazione al mensile "Natural History". Sulle colonne di
questa rivista Gould ha tenuto una rubrica intitolata "This view of
life", attraverso la quale ha saputo coinvolgere un numero crescente
di lettori alle tematiche della geologia, della paleontologia, della biologia
evoluzionista. Gould ha sempre saputo rendere chiari ed espliciti gli argomenti
scientifici affrontati, usando un linguaggio semplice e diretto. Inoltre
ha raffinato una tecnica espositiva basata su un artifizio semplice quanto
efficace: ogni saggio è introdotto da un argomento apparentemente
futile, capace di attrarre l'interesse di qualunque lettore, che è
poi sviluppato fino a mostrarne la connessione con il problema scientifico
che costituisce il fulcro della trattazione.
Oltre che feroce critico del gradualismo
nei processi evolutivi, Gould è stato paladino dell'idea di contingenza
nell'evoluzione e ha sottolineato con forza l'importanza di fattori diversi
dall'adattamento nei fenomeni evolutivi. Gould non ha mai trascurato l'impatto
sociale del pensiero evoluzionista, ha più volte stigmatizzato
l'uso distorto del pensiero biologico e attaccato le posizioni antiscientifiche
del movimento creazionista. In queste battaglie traspare spesso un'impostazione
culturale - il marxismo - alla quale Gould dichiara esplicitamente di
essere debitore, tramite suo padre (Who took me to see the Tyrannosaurus
when I was five). È curioso che Gould abbia ingaggiato
una accesa battaglia intellettuale con gli evoluzionisti della scuola
inglese, eredi di una tradizione intellettuale che affonda le proprie
radici nella cultura marxista. La cattedra di zoologia dell'università
di Oxford, in particolare, è stata caratterizzata da una successione
cronologica di scienziati marxisti, per formazione o per impostazione,
che hanno dato un contributo fondamentale alla biologia evoluzionista
moderna: Haldane, Maynard Smith, Dawkins. L'antagonista di Gould per antonomasia è stato Richard Dawkins, le cui posizioni sono improntate a un darwinismo ortodosso. Da Dawkins, Gould ha ricevuto critiche severe, peraltro puntualmente ricambiate di cuore. Le grandi capacità divulgative di Dawkins, sicuramente paragonabili a quelle di Gould, hanno reso il loro duello avvincente e coinvolgente per un grande numero di lettori. Ciò ha forse portato i due scienziati a una esasperazione delle rispettive posizioni, in una sorta di gioco delle parti che certamente non ha nuociuto alle vendite dei loro libri. Ma l'impegno più intenso e più sentito è stato per Gould la battaglia contro l'ingerenza totalitaria della religione nella scienza. Da strenuo sostenitore dell'evoluzionismo, Gould ha combattuto il fondamentalismo creazionista che raccoglie negli Stati Uniti un seguito crescente basato sui pregiudizi, sull'ignoranza e sull'oscurantismo. Il lettore italiano che si imbatte nei passaggi in cui Gould polemizza con le posizioni creazioniste tende a considerarsi un osservatore poco coinvolto da una situazione esotica ed estranea alla nostra cultura. Qualcosa di simile, per intenderci, al sentimento suscitato dalle lunghe digressioni sul gioco del base ball con cui Gould introduce molti suoi saggi e che ci fanno rimpiangere che egli non sia stato un tifoso della Juventus o dell'Inter, piuttosto che dei New York Yankees. Se però la storia ci insegna qualcosa, forse dovremmo sentire la necessità di attrezzarci a un confronto con le posizioni creazioniste più prossimo di quanto crediamo. D'altronde, chi avrebbe detto venti anni fa che in Italia ci saremmo trovati a dovere parlare di fondi pensione integrativi, della necessità di contrarre assicurazioni per coprire le spese mediche, di pericolo concreto di smantellamento della scuola pubblica
|
|
| (*) Fabio Fantini è docente di scienze naturali, autore di testi scolastici e collaboratore del periodico "Naturalmente". | |
|
|
|