Richard Lewontin - Gene, organismo e ambiente
Germano Bellisola

Le argomentazioni del genetista americano si rivelano di estremo interesse didattico, oltre che epistemologico, soprattutto in relazione alla interminabile serie di scoperte sui geni (o presunte tali…) che i mass-media diffondono a profusione specie dopo la recente conclusione della corsa alla decodifica del Genoma Umano.

Il libro inizia con una messa in guardia sulle metafore, indispensabili per parlare di scienza e tuttavia rischiose per via della tendenza a confonderle con la realtà. Edottici sui rischi della semplificazione linguistica, Lewontin mette a punto concetti sedimentati (anche nei testi scolastici) quali sviluppo, evoluzione, ambiente, adattamento, nicchia ecologica, e così via fino alla lucida contestazione del dogma centrale della biologia molecolare «un gene, un enzima».
Per quanto sottili sono i discorsi di Lewontin, si tratta tuttavia di argomenti solidamente fondati su osservazioni ed esperimenti ampiamente noti (ed utilizzati, valgano per tutti le norme di reazione degli ibridi di mais). Dove si annida dunque la pericolosa tendenza ad ideologicizzare la biologia? Assumendo questo sapere quale scienza dei sistemi complessi, si constata la persistenza di molteplici interpretazioni fuorvianti che il genetista americano si cura di demolire, non escluse le parole d'ordine del movimento ambientalista. Per Lewontin la biologia non può essere affrontata con i metodi della fisica, in quanto i sistemi biologici sono il risultato di numerosissime forze che agiscono con intensità comparabili, e di raggio limitato, su oggetti di medie dimensioni. La fisica, invece, si occupa di oggetti enormi o piccolissimi sui quali agiscono poche forze nettamente predominanti, cause di effetti regolari riproducibili in laboratorio infinite volte e codificati in leggi. Di più, tutti i sistemi - a maggior ragione quelli complessi - sono sottoposti al principio generale dello sviluppo storico, che determina percorsi singolari, non riproducibili. La storia non si ripete mai uguale a se stessa, perché "le condizioni che rendono possibile l'avvento di uno stato del sistema vengono annullate da quello stesso stato".

La lettura del libro di Lewontin a mio modesto avviso (ri)propone ai docenti (non solo di biologia) numerosi problemi. Innanzitutto i rischi delle metafore, usatissime per fissare concetti e nozioni, ma che possono minare a tutti i livelli gli edifici concettuali, ancorché poco strutturati. Quindi la delimitazione degli ambiti disciplinari, biologia, chimica, fisica, matematica (e la negletta statistica, fondamentale per la genetica…), non certo per rinforzare i già solidi compartimenti stagni che tanto ci sforziamo di far comunicare, ma per ottenere una piena consapevolezza dei campi di applicabilità di metodi e modelli proprii di ogni disciplina. E, solo per finire, una più convinta considerazione del fondamentale valore formativo del sapere biologico, troppo subordinato al prototipo fisicista della scienza anche nella coscienza degli stessi insegnanti di biologia. Ma le cose da dire sarebbero molte di più…

 

Richard Lewontin - Gene, organismo e ambiente - Prima Edizione nella Economica Laterza 2002 - 92 pagine - € 5,50