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Quanti dei nostri allievi hanno ancora
paura
della matematica? Per qualcuno la matematica è una materia, non
possiamo negarlo, ostica. Gli esercizi lunghi e ripetitivi possono annoiare
gli studenti e qualche iniziale insuccesso è spesso causa di scoraggiamento.
E allora la motivazione scompare, lascia il posto ad una terribile convinzione:
"è inutile, non ci arrivo, io la matematica proprio non la
capisco".
Wendy Isdell, studentessa americana di terza media,
una quindicina di anni fa ha pensato di affrontare e di esorcizzare la
paura della matematica scrivendo un racconto, intitolato Una Gebra
di nome Al. Pochi anni dopo il libro, che nel frattempo aveva vinto
il primo premio ad un concorso regionale per giovani scrittori, integrato
e rivisto alla luce di una più approfondita conoscenza di questa
"difficile" materia, è stato pubblicato dalla casa editrice
Free Publishing ed oggi viene tradotto in italiano da Alice Maria Testa
per le edizioni Ghisetti e Corvi.
Naturalmente non anticiperemo i contenuti di questo
agile, divertente e stimolante libretto che si apre con l'illustrazione
della Mappa del Regno della Matematica (con la montagna di Addizione,
la vallata di Sottrazione, il prato di Moltiplicazione, il deserto di
Divisione, le pianure dei Primi e dei Composti, le torri di Esponente,
le caverne di Parentesi, il castello del Matematico
). Sono narrate
le avventure di Julie, una giovane studentessa che, inizialmente, ha un
rapporto un po' delicato con l'algebra: l'esercizio -5+3·6 costituisce
per lei un incubo ricorrente (tutti si ostinano a ripeterle che non fa
-12, chissà perché!); ma in suo aiuto si presenta Jerion,
un Numero inviato dal governatore del Regno della Matematica (il Matematico,
«un piccolo signore di buon cuore che ha la barba bianca e porta
una corona semplice», come leggiamo a p. 10). E poi incontreremo
una zebra, anzi la Gebra di nome Al, le cui strisce sono in realtà
lunghe file di equazioni, la Gebra capo, i Wolframi, i Periodici e molti
altri personaggi.
Un libretto delizioso, con molti pregi. Uno di
essi, e non certamente l'ultimo, riguarda la traduzione, davvero encomiabile:
Alice Maria Testa ha la stoffa non comune della traduttrice (e, certamente,
della scrittrice) e ci regala una prosa davvero deliziosa, vivace e attenta.
Proponiamo ai nostri lettori una breve intervista con lei.
Come hai conosciuto Una Gebra di nome Al e che
cosa ti ha colpito in quest'opera?
A.M. Testa: "Il libro mi era stato consigliato circa un anno fa da
mio padre che, incuriosito dal titolo A Gebra named Al, l'aveva
acquistato da un sito internet. Da sempre la letteratura per bambini e
per ragazzi ha esercitato su di me un grande fascino per la capacità
tutta particolare di raccontare il mondo e tutt'oggi fra le mie letture
non mancano libri
diciamo non propriamente indirizzati alla mia
fascia d'età. Anche le materie scientifiche studiate al liceo hanno
lasciato il segno, un interesse legato allo sviluppo del metodo di ragionamento
che il loro studio porta con sé. Una Gebra di nome Al mi
è piaciuto subito, d'altra parte rappresenta l'unione di due campi,
quello letterario e quello scientifico, che m'interessano. Avevo già
letto dei bei libri di divulgazione scientifica per ragazzi, ma in questo
la differenza sta nel fatto che è stato scritto da una ragazzina
(evidentemente molto dotata). Questo particolare ha fatto sì che
crescesse in me la curiosità di sapere come sarebbe stato tradurre
un libro del genere, un libro che fonde fantasia e realtà e abilmente
spiega concetti scientifici pur facendoli emergere da un contesto fantastico.
Credo che libri di questo tipo siano molto stimolanti sia per coloro che
li scrivono, sia per i traduttori, perché alla fin fine riuscire
a trasmettere nozioni di matematica, fisica, scienze, campi generalmente
considerati non facilmente abbordabili e, in un certo senso, 'da grandi',
in un modo che sia chiaro, semplice, ma soprattutto divertente, è
una specie di sfida".
Quali sono le difficoltà per un traduttore
che venga a trovarsi di fronte ad un'opera per ragazzi?
A.M. Testa: "Diciamo che le problematiche sono di vario genere. Tralasciando
le questioni per così dire più tecniche, credo sia una cosa
importante tener sempre ben presente chi è il lettore del testo
di arrivo, ossia, in questo caso, un ragazzino italiano. Questo vuol dire
che da un lato si deve porre attenzione nella traduzione affinché
i concetti espressi siano perfettamente chiari. Ovviamente questo implica
l'essere sicuri di ciò che si traduce, bisogna 'studiare' gli argomenti
per evitare di incappare in errori grossolani di concetto. Credo che il
lettore giovane debba essere aiutato dal traduttore nella comprensione
del libro in quanto ancora non possiede le capacità di un adulto
di districarsi in un testo che si presti ad equivoci. Per questo motivo
a volte risulta necessario 'migliorare' il testo originale, chiarendo,
ad esempio, eventuali passaggi oscuri. D'altra parte il lettore è
italiano, quindi avrà delle aspettative linguistiche diverse dal
lettore del testo originale in inglese. Per fare degli esempi, la lingua
inglese utilizza un registro più informale rispetto all'italiano,
abbonda nell'uso delle ripetizioni che, qualora tradotte, appesantirebbero
il testo. Bisogna tenere conto di tutte queste caratteristiche per poter
tradurre bene, proprio dal punto di vista della lingua. In questo caso
in particolare, inoltre, il testo è stato scritto da una tredicenne
e la sua prosa rispecchia la sua età. A volte quindi è stato
necessario neutralizzare questo tratto sempre per adattare il testo allo
standard italiano. Può anche rendersi necessario effettuare degli
adattamenti culturali quando nel testo originale si fa riferimento a realtà
che non sono presenti nella cultura del testo tradotto. Alcuni esempi
possono essere le unità di misura e le differenze nella strutturazione
del sistema scolastico e via dicendo".
Letteratura per ragazzi e matematica: le difficoltà
aumentano.
A.M. Testa: "Credo che lo scoglio da superare sia la diffidenza che
molti giovani studenti mostrano nei confronti delle materie scientifiche
in generale. L'utilizzo della letteratura come via non canonica di insegnamento
permette di suscitare un tipo di interesse diverso da quello che si può
creare in classe. Attraverso la lettura di un libro che non abbia lo status
di testo scolastico l'apprendimento di determinati concetti può
risultare più immediato e semplice, appunto perché il messaggio
viene convogliato utilizzando strumenti come un linguaggio meno formale,
elementi fantastici, trame divertenti e coinvolgenti. Durante la lettura-studio,
quindi, non è presente la sensazione di 'dovere fare una cosa perché
così vuole il prof.', poiché leggere un libro di questo
tipo può essere una scelta fatta proprio dal lettore che viene
attirato dal titolo o dalla copertina e così decide di comprarlo.
Penso che scoprire cose nuove tramite un'attività che risulti piacevole
sia un grande stimolo per la curiosità dei ragazzi i quali, cominciando
a vedere gli argomenti, che magari in classe risultavano noiosi , da un
punto di vista diverso possono sviluppare un vero interesse per le temute
materie scientifiche. Ritornando alla domanda, la difficoltà sta
nell'essere in grado di raggiungere quell'equilibrio fra studio e divertimento
che rende il libro né troppo pesante, né troppo leggero".
Volumi come questo sono preziosi per la didattica
della matematica, perché possono contribuire concretamente al superamento
della diffidenza con cui alcuni allievi si accostano ad una materia tradizionalmente
"difficile". Possiamo sperare che Una Gebra di nome Al
sia seguito da altre pubblicazioni analoghe?
A.M. Testa: "La divulgazione scientifica per ragazzi ha preso piede
anche in Italia, soprattutto grazie all'influenza della letteratura dei
paesi anglofoni che viene tradotta. Mi piacerebbe molto poter avere altre
occasioni di confrontarmi con testi di questo tipo perché la traduzione
di Una gebra di nome Al è stata un'esperienza che mi ha
dato una grande soddisfazione, sia dal punto di vista delle conoscenze
acquisite durante il corso di studi di traduzione che sono state messe
in pratica nonché alla prova, sia da un punto di vista personale,
perché non avrei mai immaginato di tradurre un giorno il tipo di
libri che leggevo da piccola".
(a cura di Giorgio T. Bagni)

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