Scuola del curricolo vs. scuola del programma

Paola Barbasetti di Prun

 

Partiamo dal significato della parola Curricolo: curriculum in latino significa corso, strada ma anche cocchio, ovvero mezzo su cui intraprendere un viaggio. Già nell'etimologia della parola il curricolo ci rivela il suo più originale significato, quello di itinerario, di percorso, e per rendere più efficace la definizione mi sembra molto bello usare la metafora del viaggio di cui il curricolo rappresenta la mappa degli itinerari possibili. Ciascuna disciplina ha dunque un suo curricolo, cioè una mappa di percorsi che si articolano intorno ai nodi concettuali, ma l'aspetto più interessante del curricolo sta nel fatto di conferire dinamicità e plasticità al sistema disciplinare, permettendo di scegliere e modulare gli itinerari in riferimento alle esigenze dell'allievo. A tal proposito va enfatizzata la triade insegnante-alunno-curricolo in quanto contiene gli elementi indispensabili per realizzare il viaggio nella conoscenza, e in particolare va sottolineato il ruolo dell'alunno in quanto elemento che conferisce significato al viaggio coniugando il piano degli insegnamenti con il piano degli apprendimenti.

Due parole ora anche sul significato di programma che in greco significa promessa. Ritornando alla metafora del viaggio il programma è la promessa del percorso che si farà, delle cose che si andranno a scoprire, ma non senza i viaggiatori!!!! Va sottolineata a tal proposito l'importanza del rango: il programma è in subordine al curricolo e non viceversa e ritorniamo ancora una volta all'importanza dell'alunno come significante, così come lo è per il curricolo, anche per il programma, poichè ciò che deve stare a cuore all'insegnante sono sempre, e oserei dire solo, i potenziali di apprendimento dei suoi alunni. Non per niente si parla, nell'ambito dell'autonomia, di flessibilità dell'offerta formativa, cioè della possibilità conferita a ciascuna istituzione scolastica di scegliere e costruire percorsi didattici funzionali al successo formativo degli studenti.

A questo punto ci si può domandare quali caratterizzazioni conferiscono senso ed eccellenza al curricolo in termini di percorso formativo. Il curricolo ha in primis una valenza educativa in quanto non percorso di sviluppo casuale ma mirato. Il curricolo possiede finalità e scopi che fungono da forza di attrazione e di orientamento per gli studenti: ci può essere apprendimento anche senza intenzionalità, ma l'apprendimento diventa significativo e si consolida solo quando risponde ad uno scopo per il soggetto. Il curricolo ha anche valenza epistemica in quanto itinerario tra saperi selezionati: esso non è il programma ministeriale o un elenco di contenuti, ma l'offerta di saperi essenziali e particolari insieme, cioè validi per tutti ma allo stesso tempo specifici per ogni allievo. Due parole su quest'ultimo aspetto: diventano saperi particolari nel momento in cui le metodologie dei saperi codificati entrano in risonanza con le formae mentis degli allievi, cioè delle loro intelligenze, dei loro stili cognitivi, dei loro talenti. Il curricolo ha valenza didattica in quanto itinerario di insegnamenti progettati: se nel passato, ma purtroppo ancor oggi, la competenza del docente si spendeva nella mera trasmissione dei saperi e nel controllo, l'azione didattica del docente di oggi è chiamata ad intervenire nell'intero ciclo di vita del curricolo, dalla sua ideazione, alla sua progettazione seguendo i criteri di fattibilità. Ma aspetto ancor più innovativo è che l'azione didattica non è sola in questo impegno ma è complementare a quella che è definita azione matetica: cioè l'azione dell'allievo (non si può insegnare alcunché senza che il discente prenda parte al banchetto del sapere). Il curricolo ha valenza organizzativa in quanto percorso in ambienti predisposti: gli ambienti di apprendimento vanno organizzati prae tempore, anche se la relazione didattica può essere lasciata libera di esprimersi in modo spontaneo, a soggetto, i tempi, gli spazi, le trame dei saperi devono essere progettati prima per conferire significato formativo all'ambiente. La valenza formativa del curricolo inoltre, sta nel suo esser percorso di personalizzazione in quanto l'apprendimento avviene in funzione dei propri particolari contesti di conoscenze, competenze e padronanze. Il curricolo è anche percorso di elaborazione metacognitiva dei vissuti del soggetto in apprendimento ed in tal senso assume una valenza esperienziale. Il curricolo in quanto percorso di azioni reali e non virtuali, ha una valenza operativa misurabile sulla base dei risultati a cui pervengono gli studenti e che rappresentano l'evidenza dei passi di sviluppo compiuti. In ultima, ma non per minor importanza, la valenza relazionale del curricolo in quanto percorso di azioni insieme, non si tratta di un viaggio solitario, ma un accompagnarsi reciproco. E ritornando alla metafora del viaggio, dunque, durante il tragitto non si abbandona nessuno, ma è il programma che si modella per calarsi nella realtà della classe e di ciascuno dei suoi componenti.

Teorie e modelli di curricolo

La teoria razional-tecnologica: deve la sua nascita a Ralph W. Tyler che pubblicò nel 1949 un volumetto in cui gettava le basi per l'impostazione razionale della programmazione scolastica. Secondo questa teoria il curricolo è un procedimento tecnicamente predisposto per far conseguire all'allievo un risultato prestabilito (obiettivo): si ha quindi una ipervalorizzazione degli obiettivi, mentre metodi, mezzi e contenuti risultano subordinati ad essi. La figura dell'insegnante risulta sminuita in quanto semplice tecnico di un curricolo progettato da altri. Ancor più discutibile in questa concezione di curricolo il ruolo dell'alunno che è considerato materia umana manipolabile per ottenere un risultato prestabilito (concezione industriale del curricolo).

La teoria interpretativo-simbolica è proposta negli anni '70 da Schwab negli USA e da Stenhouse e Elliot in Inghilterra come movimento alternativo all'impostazione tecnologica dominante. In questa teoria viene enfatizzato il processo rispetto al risultato. Il curriculo è impostato secondo un approccio psicologico cognitivista: l'alunno apprende solo se i saperi che gli vengono proposti sono significativi per lui, solo in questo caso egli procede al personale arricchimento innestando le nuove conoscenze negli schemi del proprio sapere (concezione costruttivistica dell'apprendimento). L'insegnante riacquista un ruolo importante in quanto agisce come investigatore dell'azione che elabora, come artista del disegno e dello sviluppo curricolare e come mediatore in quanto raccorda la cultura del gruppo sociale alla cultura della scuola. La critica maggiore a questa impostazione del curricolo risiede soprattutto nel fatto di riprodurre nella scuola le disuguaglianze sociali e di espandere le ideologie dominanti della società. Nella scuola il curricolo deve promuovere la costruzione e l'oggettivazione di nuovi significati sulla base delle condizioni storico-sociali.

La teoria critico-sociologica: per molti aspetti questa teoria incorpora le interpretazioni della teoria precedente pur tuttavia distinguendosi da essa in quanto enfatizza l'apprendimento come costruzione della conoscenza mediante interazione sociale. In questa prospettiva il curricolo nella scuola deve stimolare la critica ideologica nella scoperta delle strutture sociali e politiche in cui si realizza. Il curricolo funziona da modello, riproduce le relazioni esistenti nella società. Nasce in questa nuova visione il concetto di curricolo nascosto che affianca quello manifesto: il curricolo manifesto corrisponde alla pianificazione ufficiale delle attività atte a promuovere l'apprendimento dell'allievo, il curricolo nascosto è invece l'insieme delle condotte e delle ritualità che permeano la scuola. Con il curricolo manifesto l'allievo impara ad apprendere, con quello nascosto impara a vivere. Lo scopo principale del curricolo è quello di promuovere la libertà e l'emancipazione. L'insegnante diventa l'intellettuale trasformativo, critico e riflessivo. Questo tipo di concezione è criticata soprattutto per il carattere messianico delle sue proposte, è accusata inoltre di banalizzare il rapporto con le discipline e le loro strutture epistemologiche individuando i contenuti in base ad un criterio di significatività sociale.

Rappresentazione integrata del curricolo

Sulla base delle indicazioni delle teorie appena esposte, risulta necessario pervenire ad un concetto di curricolo integrato che tenga conto di ciascun contributo teorico. Dalla riflessione su questo tema emerge che il curricolo, in quanto piano articolato, organizzato di gestione di percorsi formativi, chiama alla responsabiltà e alla decisionalità il docente e la scuola per quanto riguarda: 1. l'individuazione degli obiettivi educativi e didattici (in base ai livelli di abilità); 2. l'articolazione dei metodi e delle procedure di insegnamento; 3. la scelta dei materiali e il loro adattamento al contesto didattico; 4. l'osservazione dei livelli degli studenti in termini di conoscenze, atteggiamenti e interessi; 5. le tecniche e le procedure di valutazione dei risultati intermedi e finali non prescindendo dall'analisi dei meccanismi di retroazione indotti negli studenti dal piano di apprendimento realizzato; 6. la valutazione dei riflessi delle innovazioni scientifiche e dei mutamenti sociali sul curricolo perseguito; 7. una maggiore consapevolezza dei limiti di fattibilità del curricolo (ottimizzazione delle risorse, migliore interazione tra funzioni didattiche diverse); 8. la partecipazione alla didattica generale dell'istituzione formativa; 9. la partecipazione alla ricostruzione dei curricoli per la scuola dell'autonomia.

Bibliografia: Fiorino Tessaro, Metodologia e didattica dell'insegnamento secondario, 2002, Armando Editore