« Biodiversitą e didattica »
ANISN - Scuola estiva di Scienze naturali 2006 - Bassano del Grappa - 17-22 luglio 2006
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Dr. Roberto Fiorentin Veneto Agricolttura
- Centro Vivaistico e per l'Attività Fuori Foresta di Montecchio
Precalcino (Vi) « Biodiversità
forestale: concetti e problematiche »
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Il concetto di biodiversità. Concetto intuitivo ma di non agevole definizione, la biodiversità è tanto più grande quanto maggiore è la probabilità che due individui scelti a caso tra quelli che popolano un ambiente appartengano a unità sistematiche diverse (Zanetti, 2001). Tale concetto, applicato alla vivaistica forestale ed alle attività ad essa funzionalmente connesse (forestazione, ripristino ambientale ecc.) si esprime su diversi livelli, di seguito evidenziati. Primo livello. Quando si parla di biodiversità si può fare riferimento al livello più generale ed ampio: ad esempio un ambiente rurale privato di siepi e boschetti è anche povero di biodiversità in quanto privo delle specie arboree ed arbustive costituenti le siepi ed i boschetti medesimi, e del complesso biologico legato ecologicamente a tali popolamenti (specie erbacee, microorganismi, invertebrati, vertebrati ecc.). Secondo livello. Scendendo dal livello più generale a quello strettamente connesso alle piante forestali (intese come specie arboree ed arbustive), la biodiversità può essere espressa dal numero di tali specie presenti, ad esempio in una siepe, ed alla loro appartenenza biogeografica al territorio considerato. Nell'esempio, una siepe costituita unicamente da platano e salice bianco è una siepe povera in termini di specie forestali in quanto costituita da due sole specie delle quali peraltro una sola autoctona (il salice). Terzo livello. Un ulteriore livello di biodiversità, di comprensione meno scontata, è quello intraspecifico: al di sotto del livello tassonomico della specie esistono razze o ecotipi: per alcune importanti specie forestali sono state condotte precise indagini genetiche che hanno evidenziato l'esistenza di tali entità sottospecifiche, mentre per la generalità delle specie, non ancora indagate geneticamente, l'esistenza degli ecotipi è solo ipotizzata per analogia, ma tale ipotesi è fortemente supportata da numerose evidenze di ordine bioecologico. Esiste un quarto ulteriore livello, che tratta della diversificazione genetica all'interno della singola popolazione di una specie, il quale viene dettagliato in relazione alle modalità di produzione vivaistica (vedi tabella 2).
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La vivaistica forestale Dati questi presupposti, la vivaistica forestale ha un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità, rappresentata nel caso specifico dalle specie legnose indigene e dai loro ecotipi locali, tramite: 1.
la produzione di un ampio ventaglio di specie autoctone di alberi
ed arbusti (secondo livello); D'altro canto l'insieme di azioni dimostrative ed informative afferenti al settore del "fuori foresta" può incidere positivamente, se condotto su precise basi tecnico-scientifiche, sulla biodiversità del primo livello. In riferimento al punto 2, va osservato che le specie forestali nell'ambito del proprio areale distributivo si differenziano in ecotipi, frutto della selezione operata nel corso di millenni dai fattori ecologici e di conseguenza rispondenti a differenti situazioni ambientali (Ferrari & Remitti 1995; Mezzalira 1995; Tani 1995). Esistono ecotipi geografici, in particolare nel caso di specie ad ampio areale, oppure ecotipi geopedologici e altitudinali nel caso di specie con ampia valenza nei confronti dei fattori edafici e termo-climatici. Il rischio connesso all'utilizzo di piantine di provenienza sconosciuta pertanto consiste nella possibilità di porre a dimora individui inidonei alle condizioni pedo-climatiche locali. Il danno conseguente si può esplicare su due livelli. Uno, più strettamente tecnico-economico, coinvolge direttamente l'utente, in quanto l'impianto effettuato con piantine di provenienze inidonee può dare, con buona probabilità, risultati deludenti date le difficoltà di adattamento degli organismi vegetali alle condizioni ecologiche locali. Il secondo coinvolge invece la collettività, che viene esposta al rischio di una perdita netta di biodiversità: il probabile incrocio tra le piante di nuovo impianto, di provenienza "estranea", e quelle costituenti i popolamenti naturali, comporta infatti la possibilità di produrre una progenie con corredo genetico diverso da quello delle piante madri "locali". Nel lungo periodo, pertanto, ciò comporterebbe una perdita di biodiversità, nel senso che verrebbero perduti gli ecotipi locali con il loro originale corredo genetico, frutto di una selezione operata nei millenni dagli agenti naturali.
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La richiesta di piantine forestali per i territori rurali. Negli anni scorsi si è registrata una inedita domanda di piantine forestali, legata alle nuove politiche comunitarie, che, prima attraverso i regolamenti CE num. 2078 e 2080 /'92, poi con i P.S.R., hanno incentivato le pratiche di forestazione dei terreni agricoli. L'impianto di siepi, bande boscate, boschi ed arboreti da legno negli ambienti agrari, infatti, gioca un ruolo fondamentale nella conservazione degli equilibri ambientali e nella produzione di assortimenti legnosi e di fonti energetiche rinnovabili. Alle nuove politiche agricole comunitarie si sommano una crescente consapevolezza delle utilità, dirette ed indirette, che un impianto di latifoglie opportunamente condotto può erogare ed una mutata sensibilità da parte sia delle pubbliche amministrazioni che da parte dei privati cittadini rispetto alle tematiche ambientali. Un esempio importante di questa nuova sensibilità è rappresentato dalla legge regionale n. 13/2003 della Regione Veneto, che incentiva la costituzione di boschi di pianura da parte di enti pubblici. Analoga iniziativa è quella lombarda delle "10 grandi foreste per la Lombardia", ecc.
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La situazione attuale dei popolamenti forestali naturali relitti della pianura. La Pianura Padana, attualmente ospite di coltivazioni intensive ed insediamenti abitativi e produttivi, era originariamente coperta da foreste miste mesofile costituite da numerose specie di latifoglie. L'erosione del manto forestale originario, iniziata all'epoca della colonizzazione romana e proseguita con fasi alterne fino ad oggi, ha condotto all'eliminazione della foresta, che è sopravissuta in piccoli lembi spesso fortemente compromessi ed isolati nel mare di colture agrarie. L'intensificazione delle pratiche agricole derivanti dall'avvento dell'agricoltura industriale, nella seconda metà del '900, ha privato vaste aree della Pianura di elementi caratterizzanti il paesaggio rurale tradizionale, come siepi e boschetti, accentuando l'isolamento ecologico dei lembi superstiti di foresta planiziale padana. Tali boschi, benchè estesi su superfici limitate e talvolta al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, rappresentano, in termini genetici, la "memoria" delle antiche foreste. Sono cioè autentiche banche del seme (e quindi del "gene"), pericolosamente circondate di territori agricoli che ora, grazie alle nuove politiche comunitarie ed alle misure locali di incentivazione alla forestazione, possono essere imboschiti su vaste superfici. Tali imboschimenti, operati perlopiù con le stesse specie costituenti i popolamenti relittuali, possono erodere negli anni a venire il patrimonio genetico di queste banche, se nulla si conosce sulle caratteristiche genetiche delle nuove piante messe a dimora. Paradossalmente può perciò succedere che proprio l'uso dei fondi pubblici, comunitari e non, ideati con l'intento di migliorare il profilo bioecologico dei territori rurali, possa rivelarsi un clamoroso "autogol" ambientale nel momento in cui vengano adoperate piantine di provenienza sconosciuta. Va ricordato, in aggiunta alle precedenti considerazioni, che: -
la Pianura padana rappresenta un contesto biogegraficamente ben caratterizzato,
isolata da altri distretti ecoclimatici grazie a importanti barriere (Alpi,
Appennini, Adriatico);
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Conclusioni La vivaistica forestale deve tenere conto di tali considerazioni nelle proprie scelte produttive.
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Riferimenti Ferrari
C., Remitti P., 1995 - La tutela della biodiversità nella forestazione
- Monti e Boschi, n. 3/1995:5-8.
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Tabella 1 - Normativa
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Tabella 2 - Vivaistica forestale e biodiversità
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foto |
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