« Biodiversitą e didattica »

ANISN - Scuola estiva di Scienze naturali 2006 - Bassano del Grappa - 17-22 luglio 2006

Dr. Cesare Lasen

« Problematiche della biodiversità su scala regionale »

 

1.

Buon pomeriggio a tutti. La giornata richiederebbe di essere ancora fuori all'aperto, più che qui in aula. Però cercheremo di sfruttare al meglio il poco tempo che abbiamo a disposizione.

L'amico Busnardo, col quale ci conosciamo da decenni, col quale abbiamo collaborato a diverse iniziative, mi ha sommariamente illustrato la finalità di questi incontri e i contributi precedenti, in particolare quello di ieri sera del prof. Minelli.

Darei quindi per scontato il concetto di biodiversità, perché ieri - e da che pulpito, sapiente e molto autorevole -sicuramente avete avuto modo di farvi un'idea.

Quello che io tenterò oggi di fare, in due tappe, è questo: richiamare alcuni elementi di carattere amministrativo che in questi ultimi anni stanno interessando sempre maggiormente le amministrazioni, non solo la pubblica amministrazione, perché ha ricadute sui privati, sull'industria, sull'urbanistica, sugli interventi… e sono le direttive europee, in particolare quella Habitat, e il grande progetto degli anni '90 che è stato chiamato Rete Natura 2000. So che oggi siete stati in un Sito di Interesse Comunitario, e anche questo sapete di cosa si tratta. Ovviamente su questo, volendo, si può approfondire fino a nuovo ordine, non c'è che l'imbarazzo della scelta.

La mia esperienza di collaborazione diretta, ma anche di ex-insegnante e di ricercatore, credo che dovrebbe consentirci un dialogo in modo da rispondere poi puntualmente a certe vostre domande, a certe vostre esigenze.

Allora, cosa c'è di nuovo sostanzialmente a livello amministrativo, a livello politico di indirizzo generale sulla conservazione della Natura? Dico subito una mia idea: molto è stato fatto, molta normativa si è aggiunta rispetto a quella esistente, i principi fondamentali in generale sono buoni e condivisibili, però rimangono due ordini di problemi.

Un primo ordine di problemi è dato dalle lacune di tipo tecnico, per cui quando i vari esperti dei diversi paesi si incontrano stilano degli elenchi che poi diventano normative. Questi elenchi a volte sono lacunosi, l'Italia in particolare - non vi stupisca - è mancata in alcuni momenti topici delle decisioni ufficiali, per cui ci troviamo con una serie di problemi che chi si trova a dover applicare in natura o nel territorio queste normative, a volte è costretto ad arrampicarsi sugli specchi per salvare il salvabile.

Il secondo ordine di problemi è di natura essenzialmente politica e - lo conosciamo un po' tutti - pone in evidenza la distanza che si va sempre più creando e dilatando tra quello che si dovrebbe fare, che si scrive si dovrebbe, e quello che invece poi viene fatto realmente, in particolare le risorse che vengono messe a disposizione.

Per cui, da un lato una serie di principi che tutto sommato non è difficile riuscire a sottoscrivere, e infatti i diversi rappresentanti dei Paesi, i ministri, i funzionari, i direttori generali dei vari ministeri lo hanno approvato senza grande dibattito, senza grande discussione. Quando però ci troviamo a doverla applicare, e si scoprono alcuni potenziali vincoli - e non solo le opportunità - allora qualcuno si straccia le vesti, "… non è stata data informazione …", "… ma come mai …", etc… E questo è che un problema pratico sul quale io non ho che migliaia di esempi da potervi portare.

Sta di fatto che la questione centrale ed essenziale è che, finalmente, da un concetto di tutela e di conservazione passive - fondate essenzialmente sulla specie più o meno rara da conservare (che è una cosa ancora buona, ancora valida, tanto è vero che quel volume sulla lista rossa ha anche questo scopo a livello provinciale) - si è passati ad un concetto più ampio, integrato, di tutela di habitat.

Una visione dinamica che dovrebbe consentirci (e chi ama la natura, l'ambiente e conosce il territorio lo può verificare ogni giorno, ogni anno) di cogliere l'evoluzione del paesaggio, il cambiamento delle condizioni, dei fattori ambientali (non solo legati al Global Change e ad altri fenomeni di portata planetaria), ma anche spontanei, naturali, che richiedono una adeguata flessibilità.

Forse, parlo anche come ex-insegnante, nella nostra mentalità ci ha sempre fatto comodo avere dei punti ri riferimento chiari e precisi. "E' così", "… lo ha detto anche il libro di testo", "… lo ha detto la televisione", "… c'è scritto sul giornale", … e quindi è verità! Cercare di trasferire in qualche modo… stimolare i ragazzi ad una mentalità più flessibile, che comporta anche alimentare il dubbio, non è semplice, non è facile. E' molto comodo per tutti, per chi insegna e anche per chi impara… Non vi dico poi come la pensano molti dei nostri funzionari, che senza preparazione di carattere naturalistico a volte si trovano a dover applicare normative abbastanza complesse.

Io vorrei semplicemente trarre spunto da un incontro che ho tenuto qui abbastanza vicino, a Castelfranco Veneto nel marzo di quest'anno, non tanto per ripetere le cose (passeremo via velocemente), ma per avere un supporto di immagini che - a parte le condizioni di luminosità che non lo rendono perfettamente adatto - dovrebbero consentirci di richiamare alcuni elementi essenziali per poi dare la parola a voi. [fa riferimento alla presentazione ppt, ndr].

Che cosa sia Natura 2000 dovrebbe essere abbastanza chiaro. Sorvolo sulle premesse storiche, l'obiettivo fondamentale è di creare una rete. Non solo singole aree protette ognuna per conto proprio, ma un tessuto di aree di eccellenza, di nodi, nei quali la biodiversità complessiva - per specie e per habitat - è elevata.

Natura 2000: una strategia europea per la tutela della biodiversità

- Premesse storiche e obiettivi
- Uno strumento fondamentale ma sottovalutato: una rete diffusa
- L'obbligo della valutazione di incidenza
- I limiti degli allegati
- Un vincolo che diventa risorsa, opportunità
- La situazione attuale nel Veneto

 

2.

Sicuramente il Prof. Minelli vi avrà detto che la biodiversità può essere interpretata a diversi livelli: livello-base che è quello di specie, livello organizzativo superiore che è quello delle comunità, sia vegetali sia animali, si dice livello biocenotico, per usare un termine tecnico, e un livello inferiore sul quale si è sicuramente soffermato che è quello della variabilità infraspecifica, cioè genetica, che pure è un filone importantissimo per la ricerca nel mondo se solo pensate agli OGM e a tutte le problematiche collegate, alle clonazioni e a quant'altro…

Capite come si tratti di un elemento veramente strategico, non da appassionato naturalista che va in giro a cercare il fiorellino, a proteggere quell'animaletto o quella pianta, sui quali nessuno in generale ha molto da obiettare o da discutere… Ma si va direttamente su problemi nodali per il nostro futuro, per la nostra civiltà.

Ho già accennato prima ai limiti di alcuni allegati: diversi habitat non sono rappresentati. Non perché non siano importanti, ma per una serie di elementi che io conosco parzialmente… anche parlando col Prof. Pignatti, per cui alla fine diciamo l'elenco che è passato è un elenco in qualche modo incompleto.

Infine, il concetto principale, che dovrebbe essere seguito non solo dagli amministratori locali ma da tutti noi, è quello che la tutela, la conservazione della natura, non dovrebbe essere vista come un vincolo, una serie di "no", una serie di divieti di quello che non si può fare, ma come un elemento di opportunità, che costringe, in qualche modo incanala a camminare in una certa direzione, per assumere decisioni più responsabili.

Natura 2000 in Italia è costituita da oltre duemilaquattrocento Siti di Interesse Comunitario (SIC) e da oltre un migliaio di Zone di Protezione Speciale. E a breve, nei prossimi anni, tutte queste aree - una volta confermate - dovrebbero confluire (fondersi) in aree un po' più vaste e diventare Zone di Speciale Conservazione. Questo è il progetto di Rete Natura 2000, in ritardo rispetto all'inizio, ma abbastanza efficace perché gli strumenti che sono stati attivati non sono pochi e non sono insignificanti, tra tutti un programma europeo concluso quest'anno che è il LIFE Natura. Questo Life Natura ha consentito a molti gestori e a molte amministrazioni di intervenire con programmi di riqualificazione e potenziamento della natura nei territori protetti, per ricreare delle condizioni migliori.

Sulla situazione nel Veneto ci sarebbe molto da dire, però dato il tempo a disposizione eventualmente potrò rispondere dopo, quello di cui mi sono direttamente occupato da molti anni - a vari livelli - è stata l'interpretazione, la conoscenza, degli habitat.

Busnardo ha parlato soprattutto della mia esperienza e delle mie ricerche floristiche, che rappresentano la base. Prima bisogna conoscere i singoli elementi. Però io non mi sono mai accontentato di questo primo livello, e ho trovato più congeniale per le mie caratteristiche utilizzare queste informazioni per interpretare il secondo livello, che è quello del riconoscimento delle comunità vegetali, legate quindi agli habitat, ai tipi di ambiente nei quali queste specie vivono ed evolvono. Quindi un occhio anche sempre di tipo dinamico.

Questa importantissima direttiva europea chiamata Habitat è del 1992, però da pochi anni comincia ad essere applicata (per esempio in Italia è stata recepita da una legge nel '97, poi ci sono stati dei cambiamenti), pur essendo nota e conosciuta - e molte Regioni si sono date da fare - è ancora applicata in modo molto parziale.

Allegato 1
Tipi di habitat naturali di interesse comunitario
la cui conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione

1. Habitat costieri e alofitici
2. Dune sabbiose costiere e dell'interno
3. Habitat d'acqua dolce
4. Lande e arbusteti temperati
5. Arbusteti di sclerofille
6. Formazioni erbose naturali e seminaturali
7. Torbiere alte, torbiere basse e paludi basse
8. Habitat rocciosi e grotte
9. Foreste

 

3.

Questa prima classificazione rende conto di uno schema comunque valido in tutti i settori (è un'esigenza primaria cercare di dare ordine), ecco allora che con la prima cifra di un codice a quattro cifre si denotano le categorie.

Categoria 1: habitat costieri, alofitici, quelli salati, ad esempio presso la laguna veneta.

Categoria 2: tutti i codici che cominciano con "2" sono legati alle zone costiere, però non salate e non acquatiche.

Categoria 3: tutti i codici che cominciano col "3" individuano acque, allora cambierà la seconda cifra a seconda che esse siano ferme o correnti (e le cifre successive a seconda delle ulteriori specificità, notate lo schema logico con il quale è stato costruito).

31. Acque stagnanti

3130 Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.
3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
3160 Laghi e stagni distrofici naturali

32. Acque correnti
tratti di corsi d'acqua a dinamica naturale o seminaturale (letti minori, medi e maggiori) in cui la qualità dell'acqua non presenta alterazioni significative

3220 Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea
3230 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Myricaria germanica
3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos
3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p. e Bidention p.p.

Foto habitat codice 3

3130 Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition - (Polygonum amphibium)
3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition - Lago di Vedana (Nymphaea alba)
3160 Laghi e stagni distrofici naturali - Stizzinoi – Vigo di Cadore
Pianta carnivora - Utricularia minor

3220 Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea - Fiume Piave (Calamagrostis pseudophragmites)
3230 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Myricaria germanica - Fiume Piave a Busche (Myricaria germanica)
3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos - Settolo Basso (Tv)
3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion - Fontane di Formegan

 

Categoria 4: il numero "4" individua tutti i consorzi di tipo arbustivo, legnoso, da quelli di alta quota - le lande ad Ericacee - a quelli alti anche quattro o cinque metri delle zone mediterranee temperate, diciamo anche la macchia mediterranea.

4. Lande e arbusteti temperati

4060 Lande alpine e boreali
4070 * Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododendretum hirsuti)
4080 Boscaglie subartiche di Salix spp.

Foto habitat codice 4

4060 Lande alpine e boreali - Rodoreto acidofilo (Col Rosolo-Doana)
4060 Lande alpine e boreali - Empetro-Vaccinieto (Pordoi)
4060 Lande alpine e boreali - Loiseleurieto
4070 * Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododendretum hirsuti) - Mugheta microterma basifila (Cimia- Alpi Feltrine)
4080 Boscaglie subartiche di Salix spp. - Saliceto a Salix glaucosericea (Cherz – Livinallongo)
4080 Boscaglie subartiche di Salix spp. - Saliceto a Salix hastata
4080 Boscaglie subartiche di Salix spp. - Saliceto a Salix caesia (Staulanza – Zoldo Alto)
4080 Boscaglie subartiche di Salix spp. - Saliceto a Salix waldsteiniana (M.te Grappa)

 

Categoria 5: il numero "5" è "arbusteti di sclerofille"; notate che "temperati" rientra nella Categoria 4, fino al Centro-Europa e regione alpina escluse le zone più calde; invece quelle francamente mediterranee dove ci sono piante sempreverdi - con foglie coriacee e dure - cominciano col codice "5" (anche le formazioni a Ginepro o a Bosso).

5. Arbusteti di sclerofille

5130 Formazione di Juniperus communis su lande o prati calcarei

Foto habitat codice 5

5130 Formazione di Juniperus communis su lande o prati calcarei - Cenosi a ginepro e rosa di macchia (malga Garda – Lentiai)

 

Categoria 6: col codice "6" si indicano tutte le formazioni di prati, siano essi di bassa quota o di alta quota, siano falciati o pascolati.

6. Formazioni erbose naturali e seminaturali

61. Formazioni erbose naturali
6110 * Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi
6150 Formazioni erbose boreo-alpine silicee
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine

62. Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (* stupenda fioritura di orchidee)
6230 * Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale)

64. Praterie umide seminaturali con piante erbacee alte
6410 Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)
6420 Praterie umide mediterranee di alte erbe (Molinio-Holoschoenion)
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile

65. Formazioni erbose mesofile
6510 Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
6520 Praterie montane da fieno

Foto habitat codice 6

6150 Formazioni erbose boreo-alpine silicee - Festuceto a Festuca melanopsis (Mondeval)
6150 Formazioni erbose boreo-alpine silicee - Curvuleto suoli decalcificati (M.te Pelf)
6150 Formazioni erbose boreo-alpine silicee - Festuceto a Festuca varia (Val di Gares)
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Seslerieto tipico a Carex sempervirens (Dolomiti d’Ampezzo)
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Firmeto (Cimonega, Alpi Feltrine)
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Firmeto con Chamorchis alpina
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Elineto (Dolomiti d’Ampezzo)
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Saliceto retuso-reticolato
6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine - Cariceto ferrugineo (Monte Pelf)

6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (* stupenda fioritura di orchidee) - Seslerio – Brometo primitivo collinare con Allium sphaerocephalon (Collesei – Feltre)
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (* stupenda fioritura di orchidee) - Brometo con orchidee (Sovramonte)
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (* stupenda fioritura di orchidee) - Anacamptis pyramidalis
6230 * Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale) - Particolare di Nardus stricta ed Arnica montana
6230 * Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale) - Nardeto montano con Dactylorhiza sambucina (Lessinia)
6230 * Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'Europa continentale) - Nardeto subalpino con fioritura di Leontodon helveticus (Busa delle Vette – Alpi Feltrine)

6410 Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae) - Molinieto con fioritura di Gentiana pneumonanthe (Torbiera di Lipoi – Vellai di Feltre)
6410 Praterie con Molinia su terreni calcarei, torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae) - Molinieto acidofilo (malga Boi Vescovà – Alleghe)
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile - Megaforbieto a Petasites hybridus (Pattine – Gosaldo)
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile - Adenostilo - cicerbiteto

6510 Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis) - Arrenatereto montano (Pian d’Avena - Pedavena)
6520 Praterie montane da fieno - Triseteto pingue. Fioritura di Polygonum bistorta (M.te Grappa)

 

Categoria 7: col codice "7" si indicano tutte le zone di torbiera, e questo è molto importante perché alle torbiere è stato riconosciuto un ruolo particolare (invece in molte altre classificazioni venivano associate alle aree umide).

7. Torbiere alte, torbiere basse e paludi basse

72. Paludi basse calcaree
7210 * Paludi calcaree con Cladium mariscus e specie del Caricion davallianae
7220 * Sorgenti petrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion)
7230 Torbiere basse alcaline
7240 * Formazioni pioniere alpine del Caricion bicoloris-atrofuscae

Foto habitat codice 7

7110 * Torbiere alte attive - Affioramento di torba (Marcesina – Enego)
7110 * Torbiere alte attive - Bulten con Andromeda polifolia (Coltrondo – Comelico)
7140 Torbiere di transizione e instabili - Carex rostrata (Foses)
7140 Torbiere di transizione e instabili - Scorpidio-Caricetum chordorrhizae (Foses)
7140 Torbiere di transizione e instabili - Menyanthes trifoliata (Prà Torond – Forno di Zoldo)
7150 Depressioni su substrati torbosi del Rhynchosporion - Rhynchospora alba (Danta)

7210 * Paludi calcaree con Cladium mariscus e specie del Caricion davallianae - Cladium mariscus
7220 * Sorgenti petrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion)
7230 Torbiere basse alcaline - Torbiera bassa soligena basifila (Pocòl – Cortina d’Ampezzo)
7230 Torbiere basse alcaline - Torbiera bassa soligena basifila aspetto primaverile a Primula farinosa (Valpiana - Trichiana)
7230 Torbiere basse alcaline - Dactylorhiza majalis ed Eriophorum latifolium
7230 Torbiere basse alcaline - Schoenus ferrugineus (Torbiere di Danta)
7240 * Formazioni pioniere alpine del Caricion bicoloris-atrofuscae - Carex bicolor e Juncus triglumis

 

Categoria 8: col codice "8" si denotano gli habitat delle pareti rocciose, dei ghiaioni, comprese le grotte, ed anche i ghiacciai.

8. Habitat rocciosi e grotte

81. Ghiaioni
8110 Ghiaioni silicei dei piani montano fino a nivale (Androsacetalia alpinae e Galeopsietalia ladani)
8120 Ghiaioni calcarei e scisto-calcarei montani e alpini (Thlaspietea rotundifolii)
8160 * Ghiaioni dell'Europa centrale calcarei di collina e montagna

82. Pareti rocciose con vegetazione casmofitica
8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
8230 Rocce silicee con vegetazione pioniera del Sedo-Scleranthion o del Sedo albi-Veronicion dillenii
8240 * Pavimenti calcarei

83. Altri habitat rocciosi
8310 Grotte non ancora sfruttate a livello turistico
8340 Ghiacciai permanenti

Foto habitat codice 8

8110 Ghiaioni silicei dei piani montano fino a nivale (Androsacetalia alpinae e Galeopsietalia ladani) - Macereto a Geum reptans e Oxyra digyna
8120 Ghiaioni calcarei e scisto-calcarei montani e alpini (Thlaspietea rotundifolii) - Ghiaione con Papaver rhaeticum - Papaver rhaeticum
8120 Ghiaioni calcarei e scisto-calcarei montani e alpini (Thlaspietea rotundifolii) - Leontodontetum montani (Pala Bianca - Ampezzo)
8160 * Ghiaioni dell’Europa centrale calcarei di collina e montagna - Macereto con Epilobium dodonaei (Lamon)

8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica - Physoplexis comosa e Campanula morettiana
8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica - Potentilla caulescens
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica - Eritrichium nanum, Saxifraga moschata, Saxifraga paniculata
8240 * Pavimenti calcarei - Cimonega Alpi Feltrine

 

Categoria 9: col codice "9" si indica tutto quello che resta, un unico grande habitat che comprende tutte le foreste.

9. Foreste

91. Foreste dell'Europa temperata
9110 Faggeti del Luzulo-Fagetum
9130 Faggeti dell'Asperulo-Fagetum
9140 Faggeti subalpini dell'Europa Centrale con Acer e Rumex arifolius
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
9160 Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell'Europa Centrale del Carpinion betuli
9170 Querceti di rovere del Galio-Carpinetum
9180 * Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion
91D0 * Torbiere boscose
91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
91F0 Foreste miste riparie di grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris)
91G0 * Boschi pannonici di Quercus petraea e Carpinus betulus
91H0 * Boschi pannonici di Quercus pubescens
91K0 Foreste illiriche di faggio (Aremonio-Fagion)
91L0 Foreste illiriche di querce e carpino bianco (Erythronio-Carpinion)

92. Foreste mediterranee caducifoglie
9260 Foreste di Castanea sativa
92A0 Gallerie di Salix alba e Populus alba

93. Foreste di sclerofille mediterranee
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia

94. Foreste di conifere delle montagne temperate
9410 Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)
9420 Foreste alpine di Larix decidua e/o Pinus cembra

95. Foreste di conifere delle montagne mediterranee e macaronesiche
9530 * Pinete (sub-)mediterranee di pini neri endemici

Foto habitat codice 9

9110 Faggeti del Luzulo-Fagetum - Faggeta con blocchi porfirici (Val Cismon - Sovramonte)
9130 Faggeti dell’Asperulo-Fagetum - Faggeta montana con Adenostyles glabra (Cansiglio)
9130 Faggeti dell’Asperulo-Fagetum - Abieteto con Cardamine trifolia (Cansiglio)
9150 Faggeti calcicoli dell’Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion - Faggeta submontana con tasso (Val di Canzoi – Cesiomaggiore)
9150 Faggeti calcicoli dell’Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion - Cephalathera longifolia
9160 Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa Centrale del Carpinion betuli - Carpineto con fioritura primaverile di geofite (Vellai – Feltre)
9180 * Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion - Aceri-tiglieto (Val dell’Ardo – Belluno)
9180 * Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion - Lunaria rediviva (Val del Grisol – Longarone)
91D0 * Torbiere boscose - Torbiere di Coltrondo
91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae) - Carici acutiformis-Alnetum glutinosae (Risorgive Piave – Busche)
91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae) - Alneta di ontano nero (Biotopo di Pradenich Cesiomaggiore)
91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae) - Alneta di ontano bianco (Settolo Basso Treviso)
91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae) - Saliceto a Salix alba (Settolo Basso Treviso)
91F0 Foreste miste riparie di grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris) - Bosco ripariale (Cellarda – Feltre)
91G0 * Boschi pannonici di Quercus petraea e Carpinus betulus - Rovereto (Colli Euganei)
91H0 * Boschi pannonici di Quercus pubescens - Ostrio-querceto (Miesna - Feltre)

9260 Foreste di Castanea sativa - Castagneto dei suoli acidi (Prealpi Trevigiane)

9410 Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea) - Pecceta altimontana (Comelico)
9410 Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea) - Pecceta subalpina (Comelico)
9420 Foreste alpine di Larix decidua e/o Pinus cembra - Lariceto (Agordino)
9420 Foreste alpine di Larix decidua e/o Pinus cembra - Larici-cembreto (Dolomiti Ampezzane)

9530 * Pinete (sub-)mediterranee di pini neri endemici - Pineta rupicola (Val del Mis – Alpi Feltrine)
Specie di Allegato II Cypripedium calceolus

 

4.

Questo è un primo esempio che illustra come funziona questo tipo di classificazione. Ora, vedete la seconda cifra, sono solo degli esempi: le acque stagnanti cominciano con "31". I riferimenti sono puntuali, sono legati alle condizioni ambientali: maggiore o minore quantità di azoto, comunità eutrofiche piuttosto che comunità mesotrofiche, oligotrofiche o distrofiche (cioè molto acide).

Qui vediamo degli esempi, sui quali sicuramente non avremo tempo di soffermarci, ma che sono ripresi essenzialmente dal nostro territorio. Io ho cercato di riprendere e mettere insieme questo proprio con lo scopo di far conoscere gli habitat fondamentali. [da qui in avanti fa riferimento alle foto della presentazione ppt, solo una parte delle quali sono qui linkate]

Come è costruita la direttiva? Cercando di valorizzare anche degli aspetti che generalmente vengono trascurati. Per esempio queste sono piante carnivore (Utricularia minor), molto rare, sempre più minacciate… Vedete, gli habitat di acqua dolce cominciano con il codice "32". Qui abbiamo la vegetazione dei greti torrentizi, anche oggi ne avrete avuto modo di verificare… Gli arbusteti con i salici piuttosto che alcuni canali laterali con vegetazione acquatica. Ecco qui un greto di un torrente

Naturalmente questo rappresenta la base di partenza, non esaurisce la problematica, però mi sembra importante far capire come nasce il problema e come poi viene tradotto in termini applicativi.

Di persone che seguono questi aspetti devo dire che non sono molto numerose, e purtroppo la mia esperienza anche recente di questi giorni è che chi si trova a dover applicare questa normativa è molto più preoccupato degli aspetti di carattere formale che non degli aspetti di carattere sostanziale. Voi mi direte: che novita! Come se nella scuola le cose fossero molto diverse… Immagino che - vivendo in Italia - da una regione all'altra vi sono alcune specificità, alcune differenze, ma da quello che è la mia esperienza, mutatis mutandi, le problematiche alla fine rimangono quelle…

Questo, per esempio, è un ambiente da noi particolarmente raro, che meriterebbe di essere considerato prioritario. Non lo è a livello europeo perché ci sono - probabilmente - fiumi in migliori condizioni. Con la Myricaria è stato selezionato, e m'è parso strano che una questione così particolare, così peculiare, meritasse addirittura un codice a se stante. In altri casi, invece, anche ambienti molto vasti - tutte le praterie alpine su calcare, come vedremo - appartengono ad un unico codice. Quindi queste sono ovviamente scelte che non ci esimono da valutare la biodiversità a questi diversi livelli.

Qui sono situazioni riprese lungo il Piave, per chi abita nel Veneto il fiume caratteristico, centrale, che attraversa tutto il suo asse da Nord a Sud. L'asterisco (*) che vedete denotare alcuni habitat indica appunto un ambiente prioritario.

Potrà apparire strano per chi conosce le Dolomiti e le Alpi Orientali vedere che il Pino mugo, assieme al Rododendro irsuto, sono considerati nella loro formazione un habitat prioritario, essendo da noi molto diffusi. Però, immaginate in una prospettiva europea… è stato colto questo aspetto come simbolo dell'area dolomitica ed è stato in qualche maniera deciso che viene considerato prioritario. Cosa vuol dire? Che in quel caso non è possibile fare interventi che mettano in pericolo la sopravvivenza di questo habitat. Infatti ogni intervento dovrebbe essere soggetto ad una valutazione di incidenza.

Vediamo molti altri aspetti che conosciamo della zona alpina, di alta quota, i Rodoreti, le formazioni a Mirtilli, ad Azalea nana, ad Empetro, di zone boreali di alta quota… ecco qui l'Azalea nana sulle creste ventose… E queste sono le formazioni a Pino mugo, particolarmente diffuse (diciamo che già in tutto il Veneto possono rappresentare, sul totale della superficie complessivamente boscata, quindi non erbacea, anche più del 20% di tutto il territorio, e quindi sono numeri sicuramente importanti).

Anche i Saliceti, che sono formazioni giovanili, di solito si sviluppano dove c'è abbastanza acqua, ma non necessariamente… Vari aspetti che sono stati colti… A proposito di biodiversità, non so se il prof. Minelli vi abbia accennato, nelle relazioni tra piante e animali, i salici alpini sono almeno una trentina di specie diverse, e qui sono tutti d'accordo, non c'è l'ipotesi che uno consideri il genere in modo restrittivo ed un altro lo consideri in modo allargato, le differenze sono minime… Ebbene, spesso alcuni particolari animali sono in qualche modo parassiti, si nutrono delle foglie di un salice, di una sola specie di salice… E quindi esistono dei parallelismi tra piante e animali particolarmente sottili, molto specifici, molto settoriali. E questo è un elemento importante per la biodiversità.

Come vedete, trascuro i nomi, non perché siano piante che io non conosca, o che non ami, ma proprio perché non intendo riempirvi la testa di nomi, le pubblicazioni che vi ho lasciato da questo punto di vista potranno anche esservi utili.

Accennavo prima alle formazioni arbustive naturali. Nel Veneto quelle mediterranee sono molto scarsamente rappresentate, qualcosa sul lago di Garda (la lecceta), qualcosa sui colli Euganei (la pseudomacchia dove c'è abbastanza Erica arborea, Corbezzolo)… Diciamo che sono proprio piccoli frammenti, non complessivamente molto significative.

Queste sono le praterie silicee di alta quota, in particolare - a destra - la formazione a Carex curvula che mi ha particolarmente colpito perché in tutti i libri che ho trovato, il Curvuleto (che è la formazione della prateria primaria sopra il limite del bosco, e anche senza arbusti, stupenda quando è all'inizio dell'estate fiorita di Primule e di altre specie di bassa statura) viene descritto come situazione esclusiva delle rocce silicee. Quando io l'ho trovato invece su dolomia e su rocce carbonatiche ho cominciato a pensare "… sono io che sono fuori? … o comunque c'è qualcosa che non è ancora conosciuto? … Vuoi vedere che è una sottospecie? … O che mi sono sbagliato? …". Invece succede che nelle situazioni più naturali anche su roccia carbonatica, dolomitica, il suolo a quelle quote viene dilavato, viene decalcificato, decarbonatato, si forma superiormente un humus di tipo acido e arriviamo alla stessa formazione di tipo climatogeno (quindi terminale, finale) che troviamo nelle praterie su substrato di natura silicea. Io per esempio, nei tanti libri che a suo tempo ho consultato questo processo non l'ho mai trovato, ed è quindi un'osservazione derivante direttamente dall'esperienza di oltre trent'anni ormai sul terreno. Perché poi le cose è sempre importante andarsele a vedere.

Tradotto in termini didattici, vuol dire, nei limiti del possibile (e sappiamo che oggi è sempre più difficile per tanti motivi che voi conoscete ancora meglio di me), riuscire a portarli il più possibile fuori, a fargli fare esperienza diretta. Laddove è possibile, questo vale molto di più di qualunque altro testo e di qualunque altra lezione.

Io ne ho portato una serie di esempi, al variare delle condizioni ecologiche, aspetti soleggiati, più o meno xerici, aridi, oppure ambienti freschi, lungamente innevati… C'è solo l'imbarazzo della scelta… Ricordo che solo a livello di comunità vegetali, per darvi un'ordine di grandezza qui nel Veneto si possono stimare almeno duecento distinte comunità vegetali. Probabilmente sono duecentocinquanta comprese quelle della laguna. Per chi conosce le Dolomiti paesaggi come questi sono sicuramente dei paesaggi familiari… Ecco ad esempio un'orchidea… difficilmente vegetano alle quote più elevate, questa è un'eccezione, la Chamorchis alpina che troviamo appunto in questa prateria discontinua a zolle chiamata Firmeto, dal nome della Carice Carex firma che la caratterizza, e quindi è un elemento che consente di riconoscere tutte queste situazioni. Così l'Elineto delle creste ventose, le vallette nivali con i Salici nani, che rientrano anch'esse nello stesso tipo di prateria, quindi vallette nivali e praterie alpine rientrano nello stesso tipo di codice.

Ce ne sono ovviamente diversi esempi, qui non sono neppure tutti, molto importanti sono le praterie che un tempo erano sfalciate. Quello che stiamo notando dappertutto come emergenza è che queste praterie sono sempre più abbandonate. O meglio: o vengono coltivate intensivamente aumentando la quantità di concime (spesso liquame), e quindi si ha una riduzione importante della biodiversità (grande produzione di foraggio, lavorazione ovviamente meccanica perché altrimenti i costi non sono sostenibili, e quindi si ha una grande produzione con impoverimento floristico molto forte), oppure si ha l'abbandono. Con l'abbandono, voi mi direte "… ma è un processo naturale, prima gli arbusti e poi i boschi riprenderanno il loro ruolo…". Ma voi provate solo a pensare nell'immaginario cosa sarebbero le Dolomiti o anche le montagne appenniniche se non ci fossero le praterie fiorite, se fosse tutto bosco… Certamente non avrebbe lo stesso significato, anche se è un processo naturale. Ecco, i prati ricchi di orchidee sono considerati un altro degli habitat prioritari, cosa che ci ha stupito abbastanza sono i Nardeti, che da noi erano considerati anche degli ambienti in qualche modo legati al pascolo, non di molto pregio, nell'Europa Centrale sono considerati delle praterie particolarmente pregiate. E infatti in alcuni casi hanno delle fioriture stupende, questo è nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in Busa delle Vette, la fioritura del Leontodon all'inizio di luglio, sono solo alcuni esempi, alcune immagini.

Le praterie umide. Inutile dire che sono sempre più in difficoltà, perché di solito le zone umide sono poco produttive e sono state utilizzate per fare discarica o sono state bonificate, drenate. Di conseguenza i Molinieti sono quasi completamente scomparsi, e là dove ci sono a volte sono pascolati in maniera superficiale o sono degradati. Questi consorzi ad alte erbe, a Megaforbie, sono molto diffusi anche in tutta l'area alpina, ma anche sui bordi dei fiumi a quote più basse, ed infine anche i prati normalmente sfalciati, gli Arrenatereti come questi, oppure i Triseteti di alta quota (questa è un'immagine del Grappa col Polygonum bistorta), le praterie montane da fieno che sono sempre più difficili anch'esse da osservare.

Non c'è ovviamente tempo per parlare a lungo delle Torbiere, richiederebbero a sé quanto meno un'unica unità didattica, sono state a lungo utilizzate per la produzione di torba, l'amico Busnardo ricorda bene quell'ambiente perché lo ha studiato, ci ha lavorato, è sua anche una pubblicazione sulle Torbiere di Marcesina. L'importanza di questi nuclei che formano dei cuscinetti, questi cumuli di Sfagni, il terreno è particolarmente acido, in questi casi con pH anche inferiore a 4, è considerato giustamente - vedete l'asterisco nel codice - un habitat prioritario a livello europeo, quelle ancora esistenti sono conosciute, quasi tutte censite, considerate, e quindi in qualche modo inserite nei Siti di Interesse Comunitario, attorno ai laghetti alpini in queste depressioni si formano spesso queste Torbiere di transizione, che bisognerà vedere poi come evolveranno, se in torbiera acida oppure in altri tipi di torbiere, come quelle successive che vedremo, generalmente su pendio, con ruscellamento superficiale, sempre impregnate.

Questa è una specie gravemente minacciata a livello nazionale, nella lista rossa al massimo indice, si chiama Rynchospora alba, occupa alcune depressioni all'interno delle torbiere.

Le Torbiere su substrato basico. Queste in pianura sono quasi completamente scomparse (Cladium mariscus), poche ormai sono le stazioni rimaste, più diffuse sono certamente non tanto le sorgenti - perché c'è un errore, hanno considerato solo quelle che formano tufo, come se le altre sorgenti non fossero importanti - … Ecco queste Torbiere basiche con la fioritura di molte Orchidee, o la Primula farinosa, quindi spesso ospitano comunità e aspetti di grande interesse e valore paesaggistico, gli Ariofori con i caratteristici fiocchetti cotonosi… Ce ne sono però di diversi tipi, anche meno appariscenti, come queste nella parte alta della provincia, o come le alluvioni dei torrenti glaciali che ospitano specie particolarmente rare e delicate… Qui vediamo la Carice bicolore, che si trova prostrata - il suo fiore - lungo i terrazzi al margine dei torrenti.

Habitat rocciosi. Troviamo ghiaioni di vario tipo, quelli silicei e quelli calcarei, le classiche fioriture dei Papaveri alpini, su quelli generalmente calcarei ma si trovano anche su quelli vulcanici. Altri tipi comunità, prima ne abbiamo viste di alta quota, qui ne vediamo di tipo termofilo e su pietrame più grossolano… Le rocce, anche in questo caso si distinguono quelle calcaree - vedete due piante simbolo, la Campanula morettiana che è simbolo del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il Raponzolo di roccia con la specie-guida - e quelle silicee, invece, anch'esse con le loro più tipiche fioriture. Pavimenti calcarei: sono zone un po' particolari, in cui abbiamo delle fessure carsiche, più o meno profonde… Le Grotte e i Ghiacciai - che sono considerati in questa categoria - per concludere con le Foreste.

La classificazione delle Foreste è abbastanza tradizionale, però qui forse ci sono alcuni dei limiti maggiori tra quelli che ho evidenziato. Vengono distinte prima le Faggete, che abbiamo visto, poi altri tipi di foreste (vedete molte con l'asterisco nel codice, quindi prioritarie. Ricordo i valloni, quindi gli ambienti di forra (con Tigli e Aceri), le torbiere anche all'interno del bosco, gli ambienti riparali (con Ontano nero, Frassini, Ontano bianco, Salici), i Boschi pannonici che sono stati introdotti quando l'Austria è entrata nella Unione Europea (con Rovere e Carpino bianco oppure con Roverella)… Qui ne vediamo appunto una serie di immagini che tra l'altro sono abbastanza difficili da essere percepite perché all'interno del bosco le differenze strutturali, fisionomiche, non sono facili da osservare e da mostrare soprattutto attraverso le immagini. Mentre più facile è avere una panoramica generale che consenta poi con qualche specie particolare caratteristica, come in questo caso, a destra, la Lunaria rediviva è una specie caratteristica proprio delle forre con Aceri, anche a quote piuttosto elevate.

Rapidamente ci avviamo alla conclusione, perché voglio lasciarvi anche - spero - qualche margine di intervento, ma questa è una chiave di lettura importante che dimostra come la conoscenza complessiva della biodiversità passi attraverso diversi livelli, e come l'abitudine a riconoscere le caratteristiche di un habitat rispetto ad un altro debbano essere considerate in qualche modo prioritarie.

Se qualcuno poi ha la fortuna di vivere, di insegnare, di occuparsi comunque di didattica in zone dove almeno qualche relitto di ambiente seminaturale (o prossimo-naturale) è possibile da osservare, avrà sempre grande soddisfazione, perché mai come la visione diretta degli habitat - e quindi l'ingresso in ambiente - riuscirà a darci quelle risposte, e organizzare, diciamo mettere in sintonia, la nostra mente con un insieme di processi dinamici che guardando solo sui libri questo risulterà sempre impossibile come obiettivo da raggiungere.

Io spero che non sia stato inutile, mi rendo conto che i tempi erano veramente sacrificati, ma di aver lasciato un piccolo messaggio. Quindi auguro a voi buona continuazione, buona permanenza, e chissà mai… che ci sia ancora l'occasione di vederci in qualche altra circostanza. Grazie per l'attenzione.

 

 

5. - Domande - discussione

Busnardo: la carrellata del Dr. Lasen ha presentato questa enorme catalogazione realizzata con direttive europee, cui corrisponde anche una normativa. La classificazione è legata alla gestione, chi deve applicare la normativa spesso fatica ad individuare gli interventi, perché da un lato la visione europea toglie il dettaglio e spesso manca l'informazione per creare la distinzione di ogni singolo luogo. Quello visto stamattina, le grotte di Oliero, è un luogo definito SIC (Sito di Interesse Comunitario), perché nel vallone e nelle propaggini soprastanti, alcuni di questi habitat sono stati individuati e catalogati, per cui tutta la zona fa parte di questa mappatura. Ed essendo dentro la mappatura, la zona ha una sua normativa. Ad esempio, per la realizzazione della passeggiata sterrata lungo il Brenta che va dal parcheggio delle grotte al paese, essendo una zona SIC il sindaco ha dovuto chiedere ai tecnici una pratica che si chiama Valutazione di Incidenza per vedere se la sistemazione dello sterrato poteva interferire nella conservazione degli habitat di quel luogo individuati come importanti (la grotta, i boschi). E' risultato che l'intervento era periferico, quindi si poteva realizzare. Però essere dentro in una zona SIC, una zona così individuata, comporta (in teoria) che gli interventi dovrebbero essere quanto meno vigilati.

Lasen: in Italia gli habitat con codice sono 128, c'è solo l'imbarazzo della scelta, la problematica è piuttosto ampia. Aggiungo solo - con soddisfazione - che alcune Regioni e Province autonome hanno cominciato a porsi il problema a livello locale. Con Bolzano nel 2004 è stato pubblicato un volume sugli habitat, però loro hanno richiesto di considerare non quelli dell'intera provincia, ma solo quelli inseriti nei SIC, per evitare che la Commissione Europea criticasse o mettesse la Provincia sotto procedura di infrazione perché alcuni habitat pur presenti, ma esterni ai SIC, non sono stati considerati, e quindi sarebbe risultato istituito un numero di Siti di Interesse Comunitario inferiore a quelli effettivi.
Con Trento si sta da tempo lavorando, personalmente ho chiuso questo tipo di lavoro per quanto mi compete, doveva essere pubblicato qualcosa già in primavera (ma sapete che un conto è fare i programmi e un conto realizzarli…). Io sono abituato con le Pubbliche Amministrazioni, non mi preoccupo più di tanto. Qualcosa sta facendo a livello parziale il Dipartimento Foreste della Regione Veneto, considerando però solo gli habitat di foresta e gli habitat di prateria, ed escludendo quelli di acqua e tutti gli altri per questioni di competenza tra i diversi Uffici.
Per esempio, una cosa chiara all'interno della Regione Veneto è che su questo tema c'è competizione tra i diversi Uffici perché hanno capito che potrebbero avere interessi ed ognuno vorrebbe avocare a sé le competenze. Poi alla fine - ovviamente - decidono i politici, com'è giusto che sia.
Questo per darvi qualche aggiornamento di carattere applicativo. Ne sentirete sempre più spesso parlare perché l'Europa va avanti. Approfitto dell'occasione per lanciare un messaggio in una direzione ulteriore. Al Ministero dell'Ambiente è partito un progetto sui boschi vetusti, per cercare di individuare - almeno a partire dai Parchi Nazionali, poi verrà esteso anche agli altri - i lembi di foresta da più tempo non utilizzati, non toccati. Una sorta di riserve forestali, argomento che seguo con convinzione da decenni e che da noi stenta a decollare. L'obiettivo finale è arrivare anche in Europa, (come già fatto con la Direttiva Uccelli che ha definito le cosiddette IBA, Important Bird Area), a definire anche le IPA (Important Plant Area). Questa è una prospettiva molto realistica, nella mia esperienza ho imparato che questi messaggi bisogna lasciarli decantare, ma col tempo prima o poi arriverà qualche normativa anche in questa direzione. Quindi mi pare anche giusto essere consapevoli di una direzione verso la quale si sta andando, per non presentare solo la realtà statica. La conoscenza, la classificazione, sono il primo punto di partenza, però mai fermarsi lì, poi bisogna cercare di vedere anche i possibili risvolti delle mete di approdo.

Petrone: ci sono anche altre Regioni che si sono occupate della materia?

Lasen: tutte, è un obbligo. A vari livelli è un obbligo totale, assoluto. Il Ministero (dell'Ambiente, ndr) ha fatto poco, ha delegato in toto alle singole Regioni questa normativa. Ricordo di essere rimasto impressionato dalla Puglia che ha fatto pochi Siti di Interesse Comunitario, ma molto estesi, che hanno dentro anche aree industriali, o qualcosa del genere. Invece la Provincia Autonoma di Trento ha individuato numerosissimi piccoli siti, troppo piccoli, perché ha voluto limitarsi alle piccole torbiere, alle zone di eccellenza. Sono due interpretazioni opposte, comunque arrivate a Bruxelles ed entrambi approvate, sia pure con alcuni distinguo. Secondo me è mancata una visione generale da parte di un Ministero, in questo caso Ambiente e Tutela del Territorio, che forse non aveva il personale, forse non ha avuto gli esperti adeguati, e per risparmiare lavoro ha delegato in toto alle singole amministrazioni regionali la definizione dei SIC.

Petrone: c'è la possibilità per il singolo cittadino di informarsi su questi SIC?

Lasen: sì, via internet. I siti sono bene organizzati (soprattutto quello del Ministero, ma anche quello della Regione Veneto), contengono banche di dati importanti e significativi, quindi le informazioni sono sicuramente reperibili. Poi singole Regioni hanno già pubblicato dei quaderni, delle collane. Ho citato prima Trento e Bolzano, ho visto quello dell'Emilia-Romagna, della Liguria, qualcosa del Friuli-Venezia Giulia, sicuramente non dubito che anche altre Regioni (non so a che livello e a che stadio) se ne siano occupate, anche perché è un obbligo di legge tassativo. Altrimenti si prende la denuncia, scatta la procedura di infrazione per non aver ottemperato a questa direttiva. Le direttive comunitarie non sono soltanto una serie di intenti, sono direttive cogenti. Che poi vengano sempre rispettate o applicate correttamente è un altro discorso… La Corte di Giustizia è già intervenuta più volte con procedure d'infrazione, abbiamo il triste primato di essere in testa come numero di procedure di infrazione. C'era anche la Grecia a tallonarci, ma noi siamo al primo posto… Abbiamo anche avuto molta fantasia, nel senso che abbiamo recuperato ritardi enormi, questo è vero, però adesso abbiamo un numero molto elevato di Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale (eravamo rimasti in arretrato all'inizio). Ma sul fronte applicativo c'è ancora molta strada da percorrere, molto dipende anche dalla coscienza dei singoli cittadini.

Busnardo: ringrazio il caro amico Dr. Lasen. Ha avuto un tempo strettissimo, ma ce l'abbiamo fatta. Abbiamo visto una carrellata della biodiversità nei vari habitat, questa enorme diversità che la natura ci ha regalato, ed il tentativo comunitario di trovare una regola per tutelarla. Questo è forse un discorso meno applicativo sul piano didattico, ma rappresenta la base informativa per essere consapevoli dell'orizzonte culturale e normativo in cui ci collochiamo, nel quale poi singolarmente si può avere a che fare nelle realtà in cui si opera, magari anche riguardo piccoli interventi edilizi a casa nostra…

Lasen: …in Regione Veneto, l'Ufficio Natura 2000 (che da poco ha cambiato dirigente) è rimasto in carico al settore Urbanistica piuttosto che passare al Dipartimento Foreste. In Piemonte, invece, quasi tutta la problematica Natura 2000 fa capo al Turismo. Questo implica ovviamente delle scelte importanti, vuol dire che c'è un'attenzione di un certo tipo, un'impronta. Anche in questo le singole regioni hanno legiferato in maniera differenziata. [fine]

 
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