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ANISN - Scuola estiva di Scienze naturali 2006 - Bassano del Grappa - 17-22 luglio 2006

Prof. Vincenzo Terreni

« Piano ISS - stato di attuazione »

 

Il piano ISS sarà avviato in una fase che vede la scuola italiana in condizioni quasi da Terzo Mondo.

Anche se la Dr.ssa Miola riferisce dei relativamente buoni risultati dei test OCSE-PISA nel Veneto, e il Trentino si colloca addirittura con la Finlandia (ma voci di corridoio - perfide e forse vere - dicono che in Trentino hanno espunto i professionali dal computo generale dei punteggi…), in realtà la situazione generale è drammatica. Per le scienze in maniera particolare per i motivi che dirò tra poco, ma le altre discipline non stanno meglio. Non è affatto vero che nella lingua noi andiamo bene, siamo andati male come per la matematica. Per la matematica siamo in una condizione disastrosa, nonostante un dispendio di energie, di ore e di tempo-scuola assolutamente sproporzionato rispetto alla situazione.

L'esame fatto dalla Dr.ssa Miola è stato corretto e noi possiamo dirlo con convinzione dal momento che affermiamo le stesse cose da molto tempo.

Tra le vaie novità della situazione scolastica ce n'è una abbastanza sottovalutata e che molti vorrebbero nascondere o cancellare. Le decisioni non vengono più prese come avveniva prima: il Ministero propone, dispone, e i Provveditorati traducono. Non è più così. Ma non è più neanche come si voleva che fosse: cioè si danno le direttive generali, e ciascuno, autonomamente, utilizzando i fondi messi a disposizione e quelli reperiti sul territorio, trova il taglio giusto per stabilire la rotta più idonea in quella situazione. Non è ancora così, semplicemente perché ancora non abbiamo né una classe dirigente in grado di fare una cosa del genere (parlo in termini generali), né un corpo docente adeguato alla situazione. In compenso è cresciuta la burocrazia. Stiamo attenti, perché la situazione non è affatto verso una strada di soluzione, la situazione sta ancora complicandosi.

E quello che diceva la Dr.ssa Miola l'altra sera sulla riduzione dei fondi è vero. C'è stata un'ulteriore riduzione dei fondi, rispetto alla già peggiorata situazione riguardo il dato assoluto di questi cinque anni. Basti vedere quanto scrive Tuttoscuola, che pur non essendo una rivista ispirata a difendere la nuova maggioranza, ha sempre detto che per quanto riguarda i fondi questi son diminuiti in maniera significativa durante il quinquennio Moratti.

Ma c'è un altro dato da prendere in esame: che anche quando i fondi c'erano le cose non andavano affatto meglio! Non è con i soli soldi che si risolvono le questioni. Le questioni si risolvono impostando in maniera completamente diversa l'azione per risollevare le sorti della scuola italiana. E l'azione non è quella di spalmare sul territorio i fondi, non è quella di trasformare i dirigenti regionali in vicerè della scuola, non è quella di affidare ai singoli insegnanti il rapporto diretto col finanziatore del proprio progetto, perché in quel modo si aumenta forse la gratificazione personale ma non si realizza alcun avanzamento della cultura generale della scuola.

Ritengo che progetti come PON e tutti i derivati servano per consentire agli insegnanti di non morire, al singolo insegnante di non morire. Ma questo non vuol dire che una scuola costituita da tanti insegnanti non-morti sia una scuola viva.

Come è venuta fuori questa esigenza del progetto ISS? Come è nato?

L'importanza del come è nato è particolarmente rilevante, perché questo "oggetto" è più che altro un "soggetto" che può subire continui insulti e trasformazioni da parte di chi lo deve gestire.

Noi siamo tra coloro che dovrebbero gestirlo, ma nella gestione c'è anche il Ministero, che ha un modo di intendere le cose abbastanza diverso dal nostro.

Dunque, ISS è uno dei pochi progetti che nasce dal basso. Le Associazioni degli insegnanti di Scienze sperimentali dopo anni di collaborazioni e di tentativi di incidere in modo significativo hanno deciso di elaborare un piano generale che aggredisse direttamente i nodi centrali delle cause del cattivo funzionamento dell'insegnamento. E' venuta quindi l'idea di mettere a disposizione il nostro apparato, la nostra rete di conoscenze, la nostra rete di insegnanti - molti sono tutors davvero che hanno condotto a proprie spese, di sonno, di tempo, di rapporti familiari, un approfondimento e un perfezionamento, che trova riconoscimento esclusivamente all'interno dell'associazione. Ora qualche prospettiva con i protocolli sta cominciando a venir fuori, perché qualcuno è riuscito a sfruttare queste autonomie locali, forzando un po' le cose oppure facendo proposte particolarmente chiare e per questo inevitabilmente accettabili: le proposte di corsi di formazione sentite dall'Anisn, quelle dalle associazioni consorziate, la realizzazione di attività comuni… possono dar inizio a un processo che sia finalizzabile, orientabile, ma non è affatto detto che le cose vadano necessariamente in questa direzione.

Oltretutto bisogna raggiungere un livello tale di coinvolgimento da far scattare un meccanismo di crescita collettiva. C'è qui un problema anche di dimensioni, e di concentrazioni. Se si deve risollevare le sorti dell'insegnamento scientifico, se c'è bisogno di un intervento pari a 100, un conto è farlo in dieci anni, un conto in uno, un conto in cinque. Se si riesce a concentrare le forze e le risorse in un numero di regioni e località tale da consentire il superamento di una certa massa critica, allora riusciamo ad incidere. Se si rimane come i progetti tipo quelli che citavo prima, che interessano il singolo insegnante, non andiamo da nessuna parte. Si rischia di trasformare la scuola in un insieme di singoli insegnanti. Che non parlano tra di loro, che hanno un rapporto diretto con chi promuove l'attività, e un rapporto diretto con gli studenti, con i propri studenti, senza nessun tipo di collegamento orizzontale con i colleghi.

Il risultato di questa attività sarà recuperare un po' di tempo e un po' di speranza, ma non c'è la possibilità di fare passi in avanti.

Come si strutturava in origine questo progetto? Dicevo che è partito dal basso, e dal basso ci siamo resi conto che non poteva realizzarsi senza finanziamenti di grandissimo impegno. Noi pensavamo - in maniera forse ingenua - che con alcune decine di migliaia di euro le cose si potessero risolvere. Per non sbagliare, la prima volta ne abbiamo chiesti dieci volte tanto, cioè un paio di centinaia di migliaia di euro, e ci hanno risposto che la cosa non interessava... Un paio di volte abbiamo fatto una richiesta di finanziamento sulla base della legge 6/2000 ottenendo risposte nette e negative.

Resici conto che questo tipo di progetto non passava attraverso queste strade che potevano sembrare scorciatoie, è stato fatto un lavoro che non so se sarei in grado di ripetere, né io né gli altri che l'hanno portato avanti. E' stato fatto un lavoro di "bruto volantinaggio", proprio così. Vuol dire che il progetto ISS copriva una pagina con due facciate che venne distribuita a tutti gli ispettori, a tutti i dirigenti, a tutti quelli che potevano avere un minimo di voce in capitolo sulla questione degli insegnamenti scientifici.

Poi avemmo un po' di "fortuna", perché venne organizzato quel lacrimatoio collettivo seguito alla pubblicazione dei risultati OCSE-PISA, con la grande kermesse dello Sheraton, dove si ritrovarono tutti i papaveri dell'allora Miur e consorziati, e si resero conto che la situazione delle scuole era un disastro ancora superiore a quella che emergeva dai dati internazionali. Perché a fronte del 99% di promossi all'esame di Stato c'era una scuola che combatteva a livello della Grecia e della Turchia… La nostra scuola era lì che combatteva per rimanere in prima serie, non ai primi posti della classifica.

Questo progetto capitò al momento giusto e dopo un po' di tempo ci chiamarono dal Miur per avere chiarimenti. E noi a spiegare: "siamo tre associazioni, i chimici, un'altra i fisici, un'altra siamo noi… Rappresentiamo tutte le scienze sperimentali… C'è una rete di insegnanti che funziona, si mette a disposizione questa rete e si vede se si riesce a combinare qualcosa".

Il progetto venne articolato, venne spiegato bene, venne presentato ai dirigenti che espressero la loro opinione e formularono proposte e consigli. Seguimmo i consigli, si ripresentò, si discusse, si firmò un protocollo nel novembre 2005 con tutti i capi del Miur. E si cominciarono i lavori.

I lavori sono consistiti nel trovarci al Ministero dalle dieci a mezzogiorno con 13-14 persone che non ne sapevano nulla, che però avevano già capito tutto. E te la rispiegavano tutte le volte. E noi lì a dire "… guardate che non sta così…". Ci son state finora una decina di riunioni del Gruppo di Pilotaggio - così lo han voluto chiamare - che hanno rischiato lo sfinimento…

Poi finalmente c'è stato il Comitato scientifico, costituito da quanto di meglio le associazioni han potuto mettere a disposizione. Il Comitato scientifico si è riunito per un giorno e mezzo, ha lavorato in un clima molto fattivo, con discussioni anche accese e son venuti fuori dei buoni documenti. Eravamo tutti contenti quando siamo usciti da là.

Questo accadeva all'inizio di gennaio 2006. Da allora non è stato più riunito il comitato scientifico, sono stati fatti una dozzina di altri Gruppi di Pilotaggio, in cui tutti quelli che non avevano proposto qualcosa all'inizio cercavano di ritoccare aspetti non sempre significativi tanto per lasciar traccia della propria partecipazione.

Siamo finalmente arrivati al Gruppo di Pilotaggio allargato ai rappresentanti tecnici degli USR, e da alcuni riscontri ho l'impressione che gli USR abbiano avuto un'idea del progetto molto diversa dalla nostra. C'è il rischio che per gli USR si tratti di uno dei tanti progetti che dev'essere finanziato, e quindi quando ci saranno i finanziamenti si partirà...

Si partirà secondo delle procedure che dovrebbero essere: a) la scelta dei tutors, b) la scelta di un luogo, c) l'utilizzo della piattaforma dell'Indire.

Adesso sembrano tutti convinti di partire, a settembre vogliono partire, è appena arrivata la lettera di convocazione del comitato scientifico per il 4-5 settembre, ma rimangono ancora aperti i temi del reclutamento del personale e del riconoscimento del lavoro svolto dal personale medesimo.

Ora sta anche bene, come partenza, di fare un presidio (così si chiamano i luoghi dove questi insegnanti dovrebbero trovarsi a discutere tra di loro), in ogni provincia… è ragionevole, si partirebbe con un centinaio…. Con l'intenzione, poi, di raddoppiarli e triplicarli, altrimenti non ha senso. Se a Pontedera si mette un presidio per gli insegnanti di scienze può avere anche un peso, ci sono sei scuole medie superiori… Se lo si mette a Pisa il peso risulta proporzionalmente più leggero, se lo si mette a Milano… ci sono altre diecimila opportunità come questa! Quindi hanno un senso diverso a seconda di dove sono localizzati. Se si tratta di partire va anche bene, ma non per dire che s'è fatto l'intervento e fermarsi lì, sarebbe perfino inutile partire: c'è il rischio di trasformare una sconfitta possibile in un disastro totale.

Sono convinto che si possa continuare a giocarsela bene questa partita, se si sta attenti su tutti i fronti. Questa situazione può volgere anche verso risultati positivi. Se invece si pensa che gli ispettori e i funzionari possano riuscire a fare quello su cui noi non possiamo dare garanzie, non si va da nessuna parte. Abbiamo a che fare con funzionari, a tutti i livelli, nei CSA, negli USR, negli Irre… Questi ultimi - poi - non si sono mai fatti vedere fin da quando si chiamavano Irsae, ma quando hanno visto che stiamo firmando protocolli d'intesa vogliono esserci anche loro…

Quando questo Piano partirà, e partirà perché a questo punto è l'unico rimasto nella mani del Ministero, si scateneranno gli appetiti, perché non è vero che non ci saranno i soldi. I soldi ci saranno e avranno la solita irresistibile attrattiva.

Occorre far in modo che le sezioni (quelle nostre e quelle delle altre Associazioni) assumano un ruolo di dirigenza che non sia solo di tipo tecnico-scientifico, ma anche politica e, probabilmente, anche morale.

Bisogna costruire un rapporto produttivo con gli USR, perciò abbiamo lavorato tanto per i protocolli diretti tra le sezioni e le Direzioni scolastiche regionali. E' con gli USR che bisognerà confrontarsi, perché saranno loro che stabiliranno i criteri per scegliere il personale, diranno quali voci del bilancio utilizzare per una cosa o per l'altra, decideranno quale scuola va bene e quale no. Saranno gli USR che dovranno stabilire rapporti formali ad alto livello con gli Enti locali, che sono un'altra fonte di organizzazione e di finanziamento di grandissima portata.

Insomma, l'idea di fondo era basata su due aspetti; 1) i presìdi, e 2) il fatto che questi sarebbero sostenuti da tutte le forze potenzialmente coinvolte nel progetto didattico. E cioè associazioni professionali, istituzioni, enti locali, realtà culturali delle varie zone: musei, altre associazioni… Per esempio quei musei che si sono visti nel corso di questa scuola perché no? I musei che vedemmo l'anno scorso a Bolca e Roncà, perché no? Sono deliziosi, sono aspetti assai importanti delle realtà locali, devono essere coinvolti, per rendere l'azione didattica veramente vicina agli studenti, alle famiglie, ai cittadini e alle istituzioni.

Se nel Piano ISS non viene coinvolto l'assessore alla pubblica istruzione, questo va avanti per conto proprio, come hanno cominciato a fare in Toscana, prendendo iniziative e seguendo procedure che possiamo non condividere. In assenza dell'Istituzione scolastica, l'ente locale si muove, prende accordi con una modalità sua propria… Modalità politica? Fosse tale andrebbe anche bene, ma se diviene abituale confrontarsi solo con alcune agenzie formative che divengono poi l'unico interlocutore la modalità rischia di divenire clientelare e noi non possiamo avallarla. Per esempio in Toscana ho proposto la non-partenza del progetto ISS, nonostante un protocollo d'intesa tra l'associazione e l'USR, perché la Regione Toscana tramite i propri assessorati ha stabilito rapporti diretti con le sole associazioni generaliste. Ed ha creato una rete che rischia di fare un danno senza precedenti, e solo apparentemente funziona. Le obiezioni che vengono avanzate da alcuni Enti locali sono quelle di un tentativo da parte nostra di sovrapposizione alla rete già esistente. Invece di essere facilitati in una situazione di dinamismo da parte degli Enti locali ci si trova in una situazione peggiore di quelle in cui non esiste niente.

La situazione in Veneto, per quel che ne so, è brutta per un altro motivo: perché qui hanno fatto protocolli d'intesa con Irre e Università. La cosa mi sembra assurda, perché Irre e Università sono istituzioni deputate per questo tipo di attività. Ci vuole un protocollo d'intesa? Come se fosse un preliminare di compravendita tra due soggetti privati? Due entità sconosciute l'una all'altra? Che - improvvisamente - scoprono l'identità di intenti… Loro progettano una attività didattica e poi - dicono - le associazioni funzionano da supporto in quanto forniscono i soggetti che vanno a fare le conferenze qua e là… Non è così che deve funzionare… non funzionerà!

In conclusione la situazione, che ho descritto in maniera sommaria, superficiale e anche un po' grossolana, può volgere a soluzioni positive, però bisogna stare molto attenti e tirar fuori tutte le risorse intellettuali, di relazioni, politiche, scolastiche, territoriali, di cui siamo capaci.

 

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