Storia dell'orto botanico e gli orti botanici italiani più antichi
Tommaso Barausse
| Storia
dell'orto botanico
L'orto botanico
può essere considerato il primo ambiente naturale dal quale l'uomo
ricavava le specie vegetali sia per l'alimentazione che per le cure
mediche. Il primo orto
destinato alla coltura e vendita di piante medicinali è attribuito
a Teofrasto di Ereso (371-286 a.C). I primi orti botanici così concepiti per le esercitazioni didattiche, risalgono alla prima metà del XVI secolo (periodo immediatamente successivo alla scoperta dell'America), quando si sentì l'esigenza di coltivare piante medicinali per gli studenti di medicina e farmacia. L'istituzione degli orti botanici avvenne contemporaneamente in tutta Europa ed è difficile stabilire quale orto botanico sia stato fondato per primo. L'orto botanico di Padova L'orto botanico
di Padova, considerato da molti studiosi il più antico, fu fondato
per deliberazione del Senato della Repubblica Veneta con un pubblico
atto il 29 giugno 1545, a integrazione della cattedra di Lectura
simplicium che risale a 12 anni prima. Il nucleo iniziale
dell'orto fu costruito in circa dieci anni. Consiste in un muro circolare
munito di balaustra che racchiude un giardino a struttura geometrica
(Hortus cinctus). le parcelle sono sistemate in quadranti separati
da due sentieri principali che si intersecano seguendo le direttrici
Nord-Sud ed Est-Ovest. Gli alloggi del Direttore (Praefectus) e dei
giardinieri furono costruiti nello stesso periodo. L'attività
dell'orto si sviluppò fin da subito così velocemente che
già nel 1546 potè essere usato per scopi didattici. Nel
1552 erano coltivate 1500 piante diverse e nel 1561 l'Università
di Padova ritenne necessario creare una nuova cattedra, legata strettamente
all'orto botanico, che fu chiamata Ostensio semplicium (illustrazione
dei semplici). L'orto botanico, assieme ad altre attività del
tempo quali la Scuola Clinica di G.B. Da Monte (1543), l'insegnamento
di anatomia umana di Vesalio e la costruzione di un teatro anatomico
permanente, contribuì allo sviluppo di una visione scientifica
moderna. In breve tempo la sua funzione di sviluppo per l'insegnamento
medico andò oltre il campo strettamente medico: piante il cui
valore era solo estetico od alimentare furono per la prima volta introdotte
e coltivate in Europa . Lavori successivi,
conclusi nel 1729, portarono l'orto botanico al suo stato attuale. Nel
1738 le due cattedre di Lectura simplicium e Ostensio simplicium
vennero unificate in una singola cattedra di Botanica. Da quel
momento iniziò un distacco progressivo dalla facoltà di
medicina fichè la cattedra di Botanica, assieme a quelle
di Storia Naturale e Chimica, divenne il nucleo di quella
che sarebbe poi stata la facoltà di Scienze. Di conseguenza,
le funzioni e le strutture dell'orto botanico si adattarono alle nuove
esigenze, mentre ci fu un ulteriore sviluppo delle collezioni di piante
viventi (16000 piante nel 1834). La peculiarità
dell'orto botanico di Padova consiste nel fatto che le strutture e gli
scopi per i quali fu fondato si trovano ancora sul luogo originario.Gli
unici cambiamenti strutturali, dovuti all'evoluzione dei processi e
delle tecniche scientifiche, sono stati sempre rispettosi delle strutture
originarie. Attualmente l'orto botanico si cura della conservazione
delle piante in pericolo nella regione. Questa attività segue
uno schema comune ad istituzioni similari all'estero. Altri antichi orti botanici italiani - L'orto botanico di Cagliari Nel 1549 fu fondato
l'orto botanico di Pisa e nel 1568 quello di Bologna. A Cagliari un
primo orto botanico era stato istituito nel 1762 a "su campu de
su rei" ( il campo del re), ma le ristrettezze finanziarie e la
lontananza dall'università fecero fallire questo primo tentativo. Nel 1804, la Reale
società economica e agraria di Cagliari, tentò una ricostruzione
nei pressi di Via Eleonora D'Arborea, conosciuta ancora oggi come "sa
botanica" (la botanica). Nel 1820 fu individuato un terreno nella
valle di Palabanda in Viale Fra Ignazio, tra l'anfiteatro romano e la
villa di Tigellio. Su interessamento del Prof. Meloni Baylle, docente
di scienze naturali, l'università acquistò il terreno
nel 1858 (l'acquisto definitivo si verificherà nel 1863) anche
col patrocinio del ministro della P.I. Giovanni Lanza. Uno dei motivi
dominanti per la scelta del luogo era costituito dalla presenza di importanti
infrastrutture appartenute ai romani quali un sistema di cisterne, una
vasca a trifoglio, un "Calidarium" (grotta Gennari) e un "Libarium"
che rendevano suggestivo e unico quel sito. L'area era appartenuta
ai gesuiti fino al 1778, poi divenne un vivaio di gelsi ad opera di
Stefano Barberis, che abbandonò l'attività nel 1793 in
seguito alla cacciata dei piemontesi dall'isola. Il subentrato proprietario
Antonio Maria Palla, vendette tutto all'avvocato Giovanni Cadeddu il
quale lo trasformò in vigneto. In casa dell'avvocato fu organizzata
e scoperta la "congiura di Palabanda" (1794), che mirava a
rovesciare il trono di Vittorio Emanuele I. L'avvocato, ritenuto uno
dei responsabili, fu catturato ed impiccato nella vicina Piazza D'Armi.
L'area, divenuta così malfamata, fu abbandonata e trasformata
in discarica fino al 1862, quando iniziarono i lavori di impianto dell'orto
botanico. Il 15 novembre 1866 fu inaugurato l'orto botanico dal Prof.
Patrizio Gennari. Nella sua guida
all'orto botanico della regia università di Cagliari (1874),
sintetizzò il lavoro svolto e in appendice elencò le 193
piante che l'orto poteva vendere. Nel 1885 usciì il primo index
seminum, un elenco di semi che potevano essere scambiati con altri
orti botanici. Nel 1908 venne costruito l'istituto di botanica che si
completò con la struttura attuale nel 1948 ad opera di Giuseppe
Martiroli. Nei 5,5
ettari si trovano oggi circa 2000 specie suddivise prevalentemente in
tre settori: mediterraneo, tropicale e piante succulente.
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