Alberto Parolini
Francesca De Antoni - Da "Il Giornale di
Vicenza" del 18-03-04
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fra licheni, felci e conifere Tra i fondi del Museo-Biblioteca-Archivio di Bassano del Grappa quello risalente ad Alberto Parolini (1788-1867) appare vasto e variegato, comprendendo biblioteca, epistolari, collezioni di geo-paleontologia e botanica, che il naturalista bassanese raccolse e donò all'Istituto cittadino. L'intrapresa catalogazione della biblioteca paroliniana, l'esame del corpus archivistico e la recente catalogazione informatica dell'erbario consentono di compiere un'esplorazione agevole d'un mondo in parte perduto, in una sorta di viaggio a ritroso tra libri, ex-libris e dediche, epistole e minute, campioni, date e località di raccolta. Di viaggi variabili, tranquilli o avventurosi, è costellata la biografia del naturalista bassanese. Navigare dentro l'erbario e immergersi nella lettura di lettere e documenti permette di accompagnare Parolini mentre oltrepassa le tante frontiere dell'Italia del tempo in compagnia di Giambattista Brocchi, padre della paleontologia italiana, ed essere testimoni dell'eruzione del Vesuvio; oppure assistere al radunarsi dei potentati d'Europa nella Vienna del Congresso; o anche percorrere, con l'amico Philip Barker Webb, il Mediterraneo dalla Puglia a Itaca all'Egeo, e sopravvivendo alla peste di Costantinopoli superare il Bosforo, per tentare in Turchia l'ambiziosa scoperta di Troia e salire sul Monte Ida a raccogliere i semi di quel pino che avrebbe portato di Parolini il nome. Molti campioni raccolti testimoniano la collaborazione coi botanici più famosi, i cui cartellini autografi costellano l'erbario d'un labirinto di grafie difformi, intessendo una rete di connessioni che si riversa nelle centinaia di lettere di naturalisti custodite negli epistolari. Virtuali o reali, di persona o via missiva, innumerevoli sono gli incontri con persone affratellate da una passione comune e le visite ai più importanti orti botanici e giardini di mezza Europa. Praga, Vienna, Strasburgo, Berlino, Parigi, Londra, Edimburgo sono le tappe principali d'un ideale tour botanico, senza dimenticare l'Italia: da Padova a Modena a Pavia, da Milano al Lago Maggiore a Torino e Genova, da Pisa a Siena e Firenze, da Roma a Tivoli e Caserta, da Napoli a Palermo. Ma, per riequilibrare la dispersione degli spazi del viaggio, Alberto Parolini seppe costantemente ritrarsi nel raccoglimento del Giardino, che porta tuttora il suo nome, e che fu da lui stesso fondato a inizio Ottocento e seguito amorevolmente fino a farlo diventare uno dei più bei giardini privati del tempo. Giardino, orto botanico, o forse, meglio ancora, luogo geografico della mente, che grazie ai più moderni sistemi di coltivazione riuscì costantemente ad arricchire con l'acquisto e lo scambio di semi, talee, piante vive d'ogni continente, dalla "Nuova Olanda" alle "Indie orientali", dalla Cina alla Siberia, dall'Africa meridionale all'Egitto, dalle Canarie alle "Indie occidentali", in un profluvio di fiori e profumi, che l'erbario evoca, ma la condizione attuale di scheletro parziale fa svanire. La vastità del mondo venne, comunque, per decenni felicemente rinchiusa nello spazio breve del giardino, e questo a sua volta accuratamente "ripiegato" nelle cartelle dell'erbario che ne raccolse forme e colori. Così come la miriade di piante delle gite o corse nel veneziano, nel vicentino, sulle Alpi nordorientali, talvolta, coi mezzi dell'epoca, non poco faticose, venne decantata nei circa 14000 fogli dell'erbario ordinato. Il percorso è dall'esplorazione del molteplice vegetale al rigore dei sistemi tassonomici che in quegli anni nascevano, si affermavano, venivano regolarmente da altri sostituiti, fintantochè l'immagine del mondo s'ampliava, costringendo Parolini a inseguire i manuali più recenti, i volumi meglio illustrati. Per la necessità stessa di dare un nome a ogni nuovo campione d'erbario, a ciascuna presenza viva del giardino, mise assieme un'intera biblioteca, cosparsa dei primi pioneristici Manuali di sistematica, dei più aggiornati Cataloghi degli orti botanici, delle Flore delle diverse regioni del mondo. Entrare nel "database" dell'erbario Parolini, aggirarsi tra i volumi che recano con sé memoria del loro possessore, sfogliarne epistole e minute è come scartabellare una vita, ordinare i ricordi di un'esistenza presa dalla divorante passione per fiori, conifere, felci, muschi, alghe, licheni... un'esistenza compresa nel tentativo di contrastare l'inarrestabile, preservando la bellezza dalla distruzione. |