Da Il Giornale di Vicenza
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venerdì 2 aprile 2004 pag. 28 Si dice che ... di Silvia Maria Dubois Si dice che quando
tocchi il fondo poi sei pronto a riemergere. Ma i giardini Salvi il
fondo l'hanno già toccato da tempo e poi l'hanno pure riempito:
di cartacce, di mozziconi, di profilattici e di tanti brutti ricordi,
fra anatre zoppe, traffici fuorilegge e bivaccamenti diurni. Nessuno
ricorda più com'erano una volta questi giardini, la sciatteria
odierna ha sbiadito tutta la memoria. La soluzione, dunque, sembra essere
una sola: vedere bello quello che bello ancora non è, corteggiare
gli avanzi per accompagnarli verso la ricomposizione che - grazie ad
un garbato chiasso - qualcuno si prenderà la responsabilità
di iniziare. Come sembra aver fatto Germano Bellisola, docente di scienze
naturali, chimica e geografia del liceo Pigafetta, che, in un mattino
di due anni fa, ha cominciato a far mettere sciarpe e giubbotti ai suoi
alunni e, abbandonati libri e cartelle in classe, ha spostato la lezione
"sul campo". Così è nato il progetto "Adottiamo
il giardino Salvi" : un vero e proprio approfondimento che, fra
glossari, leggende, foto e ricerche si è trasformato in ipermedia,
un utilissimo cd interattivo per chiunque volesse conoscere in modo
nuovo ed efficace una delle nostre aree verdi più famose. Il
riconoscimento delle piante del Salvi è stato fatto osservando
la forma delle foglie (aghiformi, squamiformi, latifoglie): sono stati
così identificati 113 esemplari di 38 distinte specie a cui,
purtroppo, mancheranno all'appello alcuni mancati sopravvissuti, fra
cui l'unico esemplare di frassino ed uno dei due sambuchi abbattuti
dall'improvvisa bufera estiva che colpì Vicenza il 4 agosto 2002.
Nel cd, inoltre, sono state inserite alcune pagine sulla idrografia
del territorio berico per favorire una conoscenza, quella sui corsi
d'acqua locale appunto, ancora sconosciuta ai più. "Mi sono
accorto fin da subito che moltissimi studenti nulla sapevano della provenienza
delle acque della Seriola - spiega nel suo lavoro il professore Bellisola
- per far chiarezza ho inserito tale approfondimento, sperando che qualcuno
apprenda questa cultura anche di persona, magari con un bel giro in
bicicletta o a piedi lungo i corsi d'acqua, scoprendo che a poca distanza
da casa vi sono luoghi bellissimi da frequentare a scopo ricreativo,
oltre che da riconoscere e salvaguardare per le numerose risorse ambientali
e naturali qui custodite. Acqua per prima". Ma lo studio intrapreso
dagli studenti sui giardini Salvi, a tal proposito, non risparmia fotografie
critiche di una realtà ormai abbandonata a se stessa. "Le
acque della Seriola sono poche volte limpide e pulite e d'estate, col
caldo, sono invase da alghe - scrive Bellisola - ma ciò che più
vistosamente deturpa le acque e il giardino sono cartacce, lattine,
bottiglie, ed anche merendine che qualche ragazzino butta per attirare
gli uccelli acquatici. Anche viali, panchine ed aiuole non sono perfettamente
fruibili, poiché alcuni angoli del giardino sono spesso occupati
da gruppi di persone dall'aspetto poco rassicurante e dal comportamento
invadente ed aggressivo, usi ad importunare chi vi si reca o vi transita".
Le istituzioni scolastiche, dunque, si accorgono dei giardini Salvi,
ne studiano con dovizia di particolari la flora, la storia, l'architettura
ma, allo stesso tempo, ne sottolineano anche l'inconfutabile degrado
odierno, l'incuria umana e l'insofferenza estetica e vegetativa. Sì,
forse è proprio da quei banchi di scuola che ora potrebbe partire
la campagna di sensibilizzazione più efficace con un progetto
come "Adottiamo il giardino Salvi" che ha saputo convincere
l'intera dirigenza scolastica, riuscendo a far lavorare i professori
a fianco degli studenti (dalla vicepreside Beatrice Andretta che ha
tradotto le iscrizioni latine a Giovanna Grossato che ha eseguito le
ricerche sui vicentini illustri, dalla collega Bruna Girardi per le
ricerche etimologiche a Grazia Orsi per la sezione sugli erbari; ringraziando
poi tutte le consulenze e le collaborazioni esterne, naturalmente, citate
nello stesso cd) e trasformando un ottimo prodotto didattico in un manifesto
di riscatto per quello che era, e che deve tornare ad essere, uno dei
più signorili giardini della città. "È
il giardino più bello d'Italia!" Jacopo Cabianca,
ne1855, così descrive il giardino Salvi nella sua opera Dei giardini
e dell'orticoltura della Provincia di Vicenza: "
fra i giardini
un esemplare per regolarità e grandezza forse il più stupendo
d'Italia. Vasta è la serra riscaldata da un forno, ove all'ombra
de' Banani, tra l'eleganti corolle degli Achimeni e delle Glossine,
ammiransi un Philocaereus senilis e alcune varietà di Echinocactus
d'insolita mole. Innanzi alle serre e lungo le acque è il giardino
regolare destinato alla coltivazione delle piante annue e bulbose; ivi
appaiono sceltissime varietà della Viola tricolor e althaica,
dei Cheirantus, degli Astri, e speciali collezioni di Giacinti, di Narcisi,
di Tulipani e di altre cipolle. Oltre l'aqua poi il giardino divaga
a forma di paesaggio in fraticelli, in boschetti, in macchie di fiori:
un Cupressus districa, appena di 34 anni, è misurato in circonferenza
da presso che tre metri; ed un bosco di 24 varietà di Magnolie
a foglia caduca vi cresce fortissimo d'aspetto e di vegetazione. Qui
è la pianta madre della Magnolia, conosciuta in commercio sotto
il nome di Magnolia Lennè; la quale, bellissima fra tutte le
varietà ottenute da seme, è nata in questo giardino Salvi,
ed a giusto diritto dovrebbe ricordare l'origine sua
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