Duecento anni di botanica nelle scuole
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La botanica nella didattica della biologia e nei programmi scolastici di scienze naturali. L'insegnamento della biologia nella scuola superiore è in genere caratterizzato da un approccio che va dal molecolare al sistemico. Per dirla brevemente, si va "dalle molecole all'uomo", per riprendere il titolo del progetto BSCS che, introdotto in Italia negli anni '60 del Novecento, fece epoca ed ancora imperversa nei libri di testo. Il "molecolarismo" nella didattica della biologia vorrebbe essere una sorta di "giustificazione fisicalista" di quanto proponeva mnemonicamente l'antica didattica, cioè la classificazione dei viventi ordinati gerarchicamente secondo criteri che sfuggivano agli allievi. Se l'antica didattica (peraltro ancora in uso in molte scuole) della biologia forniva un'immagine polverosa e museale, quella "molecolare" fornisce a mio avviso una immagine di specialistica inaccessibilità. Entrambi gli approcci, apparentemente agli antipodi, sono in realtà accomunati da un alto grado di astrattezza, in quanto non c'è verso di costruire i concetti di biologia molecolare, né di farsi una ragione dei criteri tassonomici: si tratti di ciclo di Krebs o di Phyla bisogna solo credere a ciò che libri e insegnanti raccontano, e cercare di memorizzarlo in tempo utile per le verifiche... Non c'è materia per domande, curiosità, problematiche, ci sono solo contenuti da assimilare, senza poterne cogliere la logica. Insomma, se in base ai contenuti (leggi programmi...) la "vecchia" e la "nuova" didattica sembrano differenti, in realtà sono accomunate dal metodo (nozionistico), dagli strumenti (lezione frontale e libro di testo), dallo stile (la fretta) e soprattutto dal ruolo affibbiato agli allievi: quello di passivi hard-disk. In queso contesto si è inserita, qualche anno addietro, una proposta didattica originariamente formulata per gli allievi del ciclo primario dal dott. Giuseppe Busnardo, uno studioso bassanese esperto non solo di botanica, ma appassionato di didattica delle scienze. Assieme abbiamo avviato con gli allievi del liceo "Pigafetta" di Vicenza un'attività con le piante che, tra lavoro di preparazione e ricadute varie, si configura come un nuovo modo di proporre la biologia. Vale a dire, rivalutazione dell'osservazione a livello macroscopico (morfologia fogliare), concreta applicazione dell'insiemistica e dei connettivi logici (esercizi di classificazione), storia dei sistemi di classificazione (anche raccontata attraverso i personaggi che li hanno messi a punto). Il tutto mettendo in movimento gli allievi, facendoli spostare dall'aula al giardinetto urbano, facendo osservare, toccare, annusare, raccogliere, facendo compilare tabelle di classificazione, insomma proponendo loro un ruolo attivo con una modalità divertente. Lo scopo è far emergere la necessità di dotarsi di criteri progressivamente più sofisticati per arrivare al riconoscimento delle piante (livelli cellulare-molecolare ed ecologico, passando per il livello di popolazione). In tale modo nozioni quali specie, popolazione, variabilità, evoluzione, gerarchia, regno, dominio, analogia, omologia, struttura, funzione, etc... cessano di essere definizioni "donate" agli allievi, e divengono invece frutti che essi arrivano a cogliere da sè (chi prima, chi dopo, secondo un percorso personale che i docenti dovrebbero pilotare, ovviamente...). Quelle nozioni divengono i fondamenti delle scienze naturali, anziché essere percepite come una cervellotica, arbitraria ed autoritaria conoscenza strutturata in quel modo dagli accademici per motivi che "si conosceranno all'università" (forse...).
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Allievi del "Pigafetta"
studiano le piante erbacee dell'ambiente urbano guidati dal dott. Busnardo
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Anche se la stragrande maggioranza dei libri di testo di biologia è ancora impostata "dalle molecole all'uomo", e la didattica fondata sul travaso di nozioni anziché sulla costruzione concettuale, siamo stati incoraggiati a proseguire sulla nuova strada anche dal prof. Alessandro Minelli (zoologo dell'Università di Padova di fama mondiale) allorché lo scorso anno (2003) accettò di guidare l'escursione organizzata dalla sezione vicentina dell'Anisn sul tema "I colli Berici come laboratorio ambientale". In quella occasione il prof. Minelli mostrò come lo studio del fenomeno vitale possa cominciare dall'osservazione delle tracce animali (strisciate delle lumache, nidi di ragni, "sputi" delle cicale sulla Salvia pratensis, galle, etc...), cioè dai "materiali" più semplici, macrocopici e comuni che i viventi ci mettono a disposizione: basta farsi alcune domande, invece che spendere tempo ed energie per "imparare" risposte preconfezionate... (per ulteriori documentazioni si consulti il sito www.anisn.it/vicenza alle sezioni "didattica" e "aggiornamento"). Che la biologia sia utile studiarla a partire dalle piante lo si comprende anche considerando che l'attività può essere svolta utilizzando come "laboratori sul campo" i giardinetti urbani. Le piante, inoltre, sono più facili da trattare degli animali, perché non scappano, se si taglia un rametto non gridano, possono essere guardate e riguardate nel tempo osservandone l'intero ciclo vitale. Ed i concetti di biologia acquisibili tramite lo studio delle piante sono buoni anche per studiare gli animali e le forme di vita che non sono né piante né animali. Come hanno recepito gli allievi questa proposta didattica? Direi con molto interesse, e le ricerche inserite in questo ipertesto a mio avviso lo dimostrano. Tra l'altro, l'attività di approfondimento e ricerca, anche quando circoscritta al semplice reperimento di informazioni da libri, mette in movimento una logica che porta a considerare molte connessioni, secondo uno spirito veramente pluridisciplinare. Anche questo è un modo per arrivare a comprendere che la conoscenza scientifica non è un "corpo separato", bensì una delle sfaccettature della cultura. Ma un conto è che il docente lo predichi "ex-cathedra", un altro conto è che gli allievi, spinti dalla curiosità e dall'interesse, arrivino a constatarlo da soli. Mi auguro che tale convinzione, apparentemente raggiunta dagli allievi autori di questi approfondimenti, possa compensare piccoli errori, imperfezioni ed ingenuità sicuramente contenute nei loro scritti. Vicenza, maggio 2004 - Prof. Germano Bellisola.
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Ricerche e approfondimenti L'istituzione del liceo di Vicenza col suo orto botanico - Laura Nastasi Le vicende del liceo Pigafetta - Chiara Callegari Catalogus plantarum horti corneliani - Caterina Biasi e Giulia Givani Antonio Turra, medico e botanico vicentino - Valentina Ragni e Giulia Scarlatti Due botanici dell'Ottocento: Giuseppe Moretti e Giuseppe Marzari-Pencati - Francesco Venco Alberto Parolini - Francesca De Antoni Il parco di Villa Mezzalira a Bressanvido - Samia Zarantonello Il Campo Marzo - Anna Biga, Leila Lo Zito, Anna Pretto Imparare la biologia con le Fast Plants - Giorgia Maran e Domenico Prencipe Evoluzione nella protezione delle colture: passato e presente - Maria Chiara Pariggiano La nascita dei Giardini Botanici - Silvia Ruggeroni «The Royal Botanical Garden of Kew» - Silvia Ruggeroni Storia dell'orto botanico ed i più antichi orti botanici italiani - Tommaso Barausse «Fare di ogni erba un fascio» - Laura Nastasi Il prof. Lino Vaccari - Laura Nastasi Il dottor Giovanni Battista Mugna - Chiara Rosin L'Accademia di agricoltura - Valentina Ragni e Giulia Scarlatti Il giardino Valmarana-Salvi - Giulia Poggi (presentazione Power Point) Il giardino Salvi - «Il Giornale di Vicenza» - Silvia Maria Dubois
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Allievi delle classi IIA e IIB liceo "Pigafetta" in visita al vivaio di Veneto Agricoltura a Montecchio Precalcino |