I giardini botanici
Silvia Ruggeroni

 

Origine e sviluppi dei Giardini Botanici

Il giardino botanico è un tipo di giardino in cui le piante vengono opportunamente disposte e coltivate a scopo educativo e di studio. Gli orti botanici sono principalmente formati da piante vive, tenute all'aperto o in serre calde o fredde, e vengono spesso integrati con infrastrutture quali laboratori, impianti per coltivazioni sperimentali, sale per conferenze, biblioteche e musei dotati di erbari.

Tra i più antichi orti o giardini botanici del mondo si ricordano quelli di Alessandria d'Egitto sotto i Tolomei (dal IV sec. a.C.) e quello istituito ad Atene, intorno al 340 a.C., a scopo di studio e per volontà di Aristotele, che ne affidò la gestione a Teofrasto, uno dei suoi discepoli. In Vaticano ne fu creato uno nel XIII° sec. specializzato in piante medicinali. Nel XIV° sec. i conquistadores spagnoli scoprirono orti botanici presso di Aztechi.

Il primo orto botanico pubblico del mondo fu aperto a Padova nel 1545; quasi contemporaneo fu quello di Pisa, al quale seguirono, poco dopo, gli orti di Firenze e di Bologna. L'orto botanico di Parigi risale al 1635, mentre quelli di Berlino al 1815. Gli erboristi dei secoli XVI° e XVII° erano soliti coltivare erbe medicinali in giardinetti privati: il più antico orto botanico di erbe mediche fu il Chelsea Physic Garden, che venne creato a Londra nel 1673 e consentì di svolgere anche ricerche sul campo. L'orto botanico di New York fu fondato alla fine del XIX° sec.

Oggi quasi tutte le grandi città dispongono di un orto botanico e soprattutto ne sono dotati quasi tutti gli istituti universitari di botanica e di agraria; anche le facoltà di medicina, fin dal XVI° sec. dispongono, in genere, di orti botanici per la sperimentazione di piante medicinali.

La disposizione delle piante in un orto botanico può essere organizzata secondo numerosi criteri quali ad esempio la classificazione sistematica delle piante, l'appartenenza delle varie specie ad uno stesso ambiente climatico o alla medesima area geografica. Gli orti botanici più grandi comprendono, spesso, aree destinate a particolari tipi di popolazioni vegetali e di habitat (giardini rocciosi, piante acquatiche, fiori selvatici…) o a raccolte di svariati ibridi di specie ornamentali ad esempio rose, tulipani, rododendri. Le aree destinate alle sole specie arboree sono dette arboreti.

Gli orti botanici, fin dal loro primo apparire hanno sempre aggiunto nuove finalità e si sono evoluti: dalla primitiva raccolta di "semplici", piante officinali da uso dei medici e dei cerusici, alla collezione di piante rare e preziose che hanno arricchito la nostra flora.

Con il Rinascimento molte varietà di piante furono portate in Europa da una serie di avventurosi scienziati-esploratori, che durante i loro viaggi, si misero a raccogliere fiori, piante ed alberi diversi e sconosciuti. A volte queste piante potevano avere un reale valore economico ed interessare addirittura i governi, come accadde per il thè, altre volte erano specie rare ed introvabili ad esercitare un fascino irresistibile sui loro possessori, come avvenne per il tulipano. Era il momento del meraviglioso, dello strano e dell'esotico. La terra fu battuta palmo a palmo e, attualmente, tutti i nostri giardini, dal più piccolo balcone al più grande parco, sono figli di quelle ardite spedizioni.

Le nuove piante introdotte a seguito di tali esplorazioni, avevano bisogno di essere acclimatate per potersi riprodurre ed essere classificate, sono state così riscoperte (perché già usate dagli antichi romani) le serre riscaldate e umidificate e gli esperimenti per selezionare le varietà più resistenti e più belle.

Le funzioni di un orto botanico moderno sono molteplici. La prima è quella di essere un museo vivo, un museo scientifico di piante vive. Per molto tempo negli orti sono stati studiati gli aspetti sistematici evolutivi e gli studenti hanno potuto esercitarsi tra le aiuole. Non bisogna dimenticare, oltre all'aspetto didattico, quello della ricerca. Ultimamente negli orti botanici sta avvenendo quello che accade negli zoo: diventano zone selettive di ripopolamento. Si è scoperto, infatti, che l'azione dell'uomo tende a massificare, ad uniformare tutto, a far sparire razze più difficili da coltivare e la monocoltura fa il resto. Ne deriva che gli orti botanici diventano una sorta di sacrario, un campo di ricerca per la conservazione della specie e della biodiversità. Così quando, dopo tanti studi, si sceglie di ripopolare delle aree con le specie che ora sono localmente estinte, si ricorre al serbatoio degli orti botanici, alle loro banche di semi, per recuperare e mantenere la diversità originaria. Ciò ci porta ad affermare che l'orto botanico è un luogo insostituibile di ricerca e un vasto ed enorme laboratorio all'aperto, offerto alla sperimentazione del nuovo ed alla conservazione dell'antico.

A questo va aggiunto il senso più ampliato della didattica che è quello dello scambio con i cittadini attraverso la promozione della cultura del verde, anche a tutti i livelli scolastici. Qui dovremmo parlare di due diversi utenti: da una parte le visite didattiche guidate (quelle delle scuole medie e superiori) ed i seminari per gli insegnanti di scienze, dall'altra quelli che usano l'orto botanico come parco: le famiglie. L'apertura a tutti nei giorni feriali rende appetibile questo spazio che viene quindi anche utilizzato come un giardino pubblico sicuro: un luogo pulito dove portare i bambini. Questa non è la tipica destinazione dell'orto botanico, ma anche questa, nonostante le controindicazioni, serve a sviluppare l'interesse del pubblico per il mondo verde mirando a diffondere sempre di più il rispetto per le piante ed il loro ambiente.

«The Royal Botanic Garden of Kew»

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